Wall Street chiude in deciso rialzo. Il Dow Jones sale dello 0,7%, l'S&P 500 dell’1,05% e il Nasdaq dell’1,64%, mentre il rendimento del Treasury a dieci anni, scende sotto il livello del 4,8%, dopo aver toccato un massimo a ottobre del 5%.
I titoli informatici hanno guadagnato circa il 2%. In evidenza le aziende di semiconduttori come Advanced Micro Devices e Micron, che hanno registrato progressi rispettivamente del 9,7% e del 3,8%. Decisamente positiva anche la performance di Nvidia (+3%).
Wall Street prosegue al rialzo dopo che la Federal Reserve ha lasciato i tassi d’interesse invariati tra il 5,25 e il 5,5%, ai livelli più alti dal 2001. Alle 19:00 il Dow Jones sale dello 0,3%, l’S&P 500 dello 0,4% e il Nasdaq dello 0,7%. Adesso l’attenzione degli investitori si sposta sulle parole del presidente Jerome Powell: l’obiettivo degli investitori è capire se i tassi d’interesse resteranno alti a lungo, una preoccupazione che nel mese di ottobre ha spinto il rendimento del Treasury a 10 anni sopra il 5%, ai massimi dal 2007 (ora il decennale rende il 4,8%).
Tra i titoli Nike e Walgreens cedono il 2,2%, mentre Disney e 3M perdono l’1,1%. Male anche Chevron (-0,6%), American Express (-0,4%) e McDonald’s (-0,3%). La migliore di giornata invece è Microsoft (+1,7%), seguita da Caterpillar (+1,5%) e Visa (+1%). Scambia sopra la parità anche Apple (+0,8%), che il 2 novembre diffonderà i conti, ultima delle big tech.
Wall Street prosegue la seduta in rialzo. Alle 17:00 il Dow Jones sale dello 0,6%, l’S&P 500 dello 0,7% e il Nasdaq dello 0,85%. Oltre all’ottimismo sulla Fed (dovrebbe mantenere i tassi invariati), le borse Usa gioiscono per i dati macro di giornata. L’economia americana regge nonostante la violenta stretta monetaria: lo conferma il pmi manifatturiero, che nella lettura finale di ottobre si è attestato a 50 punti, cifra che separa la contrazione dalla crescita economica. Il dato è in lieve aumento dai 49,8 punti di settembre e in linea al preliminare e al consenso (50 punti). Una notizia positiva per gli economisti di S&P Global, che spiegano come le condizioni economiche nel settore manifatturiero si siano stabilizzate grazie all’aumento dei nuovi ordini e alla crescita più sostenuta della produzione.
Le altre buone notizie arrivano dal mercato del lavoro. A ottobre le gli occupati del settore privato sono saliti di 113 mila unità, al di sotto delle aspettative (150 mila). Sembrerebbe una cattiva notizia, ma il raffreddamento dell’occupazione in America rappresenta un freno per i consumi, la principale causa del rialzo dell’inflazione e, di conseguenza, dei tassi. Le decisioni della Fed continuano invece a impattare sulle richieste di mutui (-2,1%), diminuite nella settimana terminata il 27 ottobre per il terzo periodo consecutivo. Il calo ha portato i livelli di richiesta di mutui al livello più basso dal 1995. Nello stesso periodo l’indice del mercato ipotecario Mba è sceso a 161,80 punti dai 165,20 della settimana precedente.
Wall Street apre la seduta in leggero rialzo. Alle 14:30 il Dow Jones è piatto, mentre l’S&P 500 sale dello 0,1% e il Nasdaq dello 0,3%. Le borse Usa aspettano la decisione della Fed sui tassi d’interesse. La banca centrale americana la comunicherà verso le 19:00 italiane e mezz’ora dopo parlerà il presidente Jerome Powell. Gli investitori prevedono una nuova pausa, che lascerebbe i tassi in una forchetta compresa tra il 5,25 e il 5,5%. Dalle parole del presidente della Fed potrebbero emergere invece degli indizi su quanto ancora i tassi d’interesse resteranno alti.
Le maggiori speranze di un alleggerimento anticipato della politica monetaria arrivano però dall’Europa dopo che il 31 ottobre il carovita nell’Eurozona è sceso al 2,9%. L’aspettativa si riflette sul cambio euro-dollaro, che cala all’1,0532 (-0,42%). La quasi certa pausa della Fed invece fa respirare i rendimenti dei Treasury: così quello del decennale si abbassa al 4,83%. Infine, per il petrolio arriva una seduta di ripresa: il prezzo del Brent sale del 2,1% e quello del Wti del 2,3%. Ecco cinque titoli da monitorare mercoledì 1 novembre.
Alle 15:30 il titolo WeWork cede il 47%. Il colosso degli uffici di coworking potrebbe presto presentare istanza di fallimento appellandosi al Chapter 11. Il 2 ottobre WeWork non ha pagato gli interessi agli obbligazionisti. Decorsi i 30 giorni del periodo di grazia, il 31 ottobre la società e i detentori dei bond hanno concordato altri sette giorni per effettuare il pagamento prima che venga ufficialmente dichiarato il default.
Alle 15:30 le azioni Estée Lauder perdono il 20%. L’esercizio 2024 si è aperto con 31 milioni di profitti, ma il management ha tagliato le previsioni sull’utile per azione del secondo trimestre perché teme un rallentamento nel mercato asiatico. I risultati del primo trimestre superiori alle attese, quindi, non sono stati sufficienti a convincere gli investitori.
Alle 15:30 il titolo Amd sale del 3%. Il produttore di chip ha chiuso il terzo trimestre oltre le attese, con un utile per azione di 70 centesimi rettificati contro i 68 centesimi stimati e un fatturato di 5,8 miliardi rispetto ai 5,7 miliardi previsti. La guidance sui ricavi del quarto trimestre è invece più debole del previsto.
Alle 15:30 le azioni Cvs perdono il 4,5%. Nel terzo trimestre la catena di farmacie proprietaria di Aetna Insurance ha superato le attese. L’utile per azione di 2,21 dollari rettificati ha superato i 2,13 dollari previsti mentre il fatturato di 89,76 miliardi ha oltrepassato gli 88,25 miliardi stimati dagli analisti. Cvs, però, ha abbassato le previsioni sugli utili non rettificati del 2023.
Alle 15:30 i titoli Ford (+1,3%) e Gm (+0,1%) scambiano in rialzo. Barclays ha alzato il rating dei titoli delle due case automobilistiche Usa a overweight da equal weight per via delle valutazioni interessanti. Per gli analisti della banca i multipli sono scesi ai minimi storici dopo i cali di ottobre provocati dalle oltre sei settimane di scioperi, ora rientrati dopo l’accordo con il sindacato. (riproduzione riservata)