Wall Street chiude in rosso: Dow Jones -0,5%, S&P500 -0,6%, Nasdaq -0,6%. Il presidente della Fed, Jerome Powell, gela un po’ tutti dicendo che non c’è nessuna fretta di tagliare i tassi. Powell ritiene infatti che l'inflazione Usa sia «su un percorso sostenibile» verso l'obiettivo del 2%, un livello che consentirà alla banca centrale di spostare la politica monetaria «nel tempo su un'impostazione più neutrale». Tuttavia, ha sottolineato Powell in un evento a Dallas, il ritmo dei tagli dei tassi «non è prestabilito», in quanto «l'economia non sta inviando alcun segnale che indichi che dobbiamo avere fretta per abbassare i tassi. La forza che stiamo riscontrando nell'economia ci dà la possibilità di prendere le nostre decisioni con cautela».
Powell ha poi sottolineato che «quando prendiamo le nostre decisioni non pensiamo al benessere di alcun partito politico o a qualcosa di simile. Guardiamo semplicemente alla macroeconomia e facciamo del nostro meglio». Le decisioni della banca centrale statunitense «non possono essere annullate» dal governo, ha ricordato, ma solo dal Congresso.
I timori per i conti pubblici americani hanno fatto risalire i rendimenti del Treasury, anche se oggi (14 novembre) quello del decennale è sceso al 4,41%. Al contrario i dazi e le promesse di minori tasse hanno risvegliato il biglietto verde, che continua a rafforzarsi perché il cambio euro-dollaro è diminuito a quota 1,055 (-0,1%). Più la valuta americana sale e più sarà costoso acquistare petrolio. Oggi il greggio ha affrontato una seduta senza particolari scossoni: il prezzo del Brent e del Wti è salito solo dello 0,1%.
Wall Street prosegue la seduta debole e continua a rifiatare dopo il rally post elezione. Alle 17:30 il Dow Jones è piatto, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq cedono lo 0,15%. A ottobre l’inflazione non ha sorpreso (leggi sotto) e oggi (14 novembre) anche i prezzi alla produzione si sono rivelati in linea con le attese dopo un aumento dello 0,2% mensile e del 2,4% annuo. Il mercato del lavoro invece continua a stupire per la sua forza.
Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono scese a 217 mila unità (-4 mila), il minimo da maggio, dato inferiore alle attese degli analisti, che avevano previsto una crescita a quota 223 mila. Questi valori regalano ulteriori margini di manovra alla Fed. L’aggressiva stretta monetaria finita a settembre non ha fiaccato l’occupazione, quindi la banca centrale americana potrebbe rallentare il taglio dei tassi se l’inflazione resterà appiccicosa. Il prossimo meeting della Fed è il 18 dicembre, quando dovrebbe essere annunciata una sforbiciata dello 0,25%.
Wall Street apre la seduta debole. Alle 15:30 il Dow Jones è piatto mentre l’S&P 500 cede lo 0,15% e il Nasdaq lo 0,3%. Prosegue la pausa delle borse americane dopo il rally scatenato dalla vittoria di Donald Trump. I repubblicani hanno preso il controllo anche della Camera e ora non dovrebbero avere problemi a realizzare il loro programma elettorale.
Se la promessa di tagli delle tasse ha spinto le azioni americane, i dazi e il probabile aumento della spesa pubblica hanno ridestato i timori su deficit e inflazione. A ottobre i prezzi sono aumentati solo del 2,6%, in linea con le attese, un incremento che ha accresciuto la fiducia su un nuovo taglio dello 0,25% della Fed a dicembre (i fed funds sono al 4,5-4,75%). Ecco cinque titoli da monitorare giovedì 14 novembre.
Alle 15:30 il titolo Walt Disney sale del 10%. Il gigante dell’intrattenimento ha superato le previsioni degli analisti. Nel quarto trimestre fiscale Disney ha raggiunto un utile per azione di 1,14 dollari su un fatturato di 22,57 miliardi. Entrambi i dati hanno battuto le attese, ferme a 1,1 dollari per azione 22,45 miliardi di ricavi. Nel 2025 la società si aspetta una crescita dei profitti rettificati a una sola cifra, ma vicina al +10%.
Alle 15:30 le azioni Meta cedono lo 0,5%. La Commissione Ue ha sanzionato Meta con una multa da 797,72 milioni di euro per abuso di posizione dominante negli annunci pubblicitari online. Per l’Antitrust Ue (ruolo svolto dalla Commissione) la big tech «ha violato le norme europee» perché ha costretto gli utenti di Facebook ad accedere in automatico a Facebook Marketplace, anche se non lo desiderano. In questo modo Meta ha danneggiato i concorrenti assicurandosi un vantaggio sleale.
Alle 15:30 il titolo Capri Holdings perde il 3% mentre quello Tapestry sale del 10%. Le due aziende hanno abbandonato il progetto di fusione da 8,5 miliardi che avrebbe creato un altro colosso mondiale del lusso. Il piano è naufragato dopo il no della Federal Trade Commission: secondo l’autorità l’Unione avrebbe limitato la concorrenza e quindi danneggiato i consumatori. Dopo l’annuncio i loro titoli hanno preso direzioni opposte.
Alle 15:30 le azioni Super Micro cedono il 13%. Il titolo continua a soffrire dopo che la società ha annunciato uno slittamento del bilancio del trimestre conclusosi il 30 settembre. Il ritardo è legato ai problemi con i revisori contabili: a fine ottobre Ey si è dimessa perché non era in grado di fornire una rappresentazione veritiera del bilancio e ha dichiarato di non voler essere associata ai conti preparati dai vertici di Super Micro.
Alle 15:30 il titolo Cisco Systems perde l’1,2%. La società specializzata negli apparati di networking ha battuto le attese e ha alzato le previsioni sul 2024, ma i ricavi sono scesi per il quarto trimestre di fila. In particolare l’utile per azione rettificato di Cisco è diminuito a 91 centesimi su un fatturato di 13,84 miliardi. Gli analisti si aspettavano invece 87 centesimi per azioni e 13,77 miliardi di ricavi. (riproduzione riservata)