Le borse Usa chiudono contrastate: il Dow Jones perde l’1,1% , mentre il Nasdaq guadagna lo 0,4% e lo S&P scende dello 0.5%. Alcune grandi banche di Wall Street si aspettano che l'annuncio di rimborso della prossima settimana da parte del Tesoro Usa rifletta le notevoli esigenze di finanziamenti del governo. JPMorgan Chase e Deutsche Bank stimano che il Tesoro avrà bisogno di prendere in prestito circa 1,5 trilioni di dollari nel quarto trimestre 2023 e nel primo trimestre del 2024.
Forte rialzo dei prezzi del petrolio, mentre si intensifica l'offensiva di Israele via terra su Gaza. In chiusura il Wti tocca 85 dollari, con un aumento di circa 2 dollari, mentre il Brent è a quota 90.
"Ribadisco il mio appello per un cessate il fuoco umanitario in Medio Oriente, il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi e la consegna di aiuti salvavita nella misura necessaria. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Questo è il momento della verità. La storia ci giudicherà tutti". Lo ha scritto su X il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres.
I listini americani virano sotto la parità. Alle 19:30 il Dow Jones cede lo 0,9% e l’S&P 500 perde lo 0,5%. Solo il Nasdaq resta positivo e guadagna lo 0,3%. Il rendimento dei Treasury a 10 anni raggiunge il 4,87% mentre il petrolio Wti viaggia a 90 dollari al barile (+2,4%) e il Brent a 85,2 dollari (+2,5%).
Il Dow Jones cede lo 0,2% mentre l’S&P 500 e il Nasdaq salgono rispettivamente dello 0,2% e dell’1,2%. Il rendimento dei Treasury a 10 anni si attesta al 4,86%, in lieve rialzo, mentre il cambio euro-dollaro raggiunge quota 1,0593.
Cresce il prezzo del petrolio con il Brent a 88,7 dollari al barile (+0,9%) e il Wti a 84 dollari (+1%).
Intanto la fiducia dei consumatori a ottobre cala ma batte comunque le stime gli analisti: l'indice finale è stato pari a 63,8 contro i 68,1 punti del mese di settembre settembre e i 63 punti previsti. La componente che misura le aspettative per il futuro è scesa da 66 a 59,3 punti mentre quella sulla situazione attuale è scesa da 71,4 punti a 70,6. Diminuisce significativamente anche l’ottimismo sull’inflazione: i consumatori statunitensi si aspettano un dato al 4,2% tra un anno contro il 3,2% previsto a settembre. Salgono anche le aspettative a a cinque anni che passano dal 2,8% del mese scorso al 3% di ottobre.
Il Dow Jones cede lo 0,2%, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq salgono rispettivamente dello 0,2% e dello 0,8%. Le borse Usa respirano grazie al dato sull’inflazione Pce, l’indicatore più monitorato dalla Fed: a settembre è rimasto fermo a +0,4% mese su mese, poco sopra il consenso (+0,3%), mentre su base annua è cresciuto del 3,4%, in linea con le attese. A far gioire le borse però è il dato core, che esclude cibo ed energia: mese su mese è aumentato dello 0,3%, allineandosi alle stime, ma il tasso annuo è rallentato leggermente al +3,7%, comunque il valore più basso da maggio 2021.
Il deflattore Pce cala e l’economia tiene, spinta dai consumi degli americani (si spiega allora il +4,9% del pil del terzo trimestre Usa). Sempre a settembre i redditi personali sono aumentati dello 0,3% rispetto al mese precedente (+0,4% ad agosto e +0,4% il consenso). Denaro riversato nelle spese personali, salite dello 0,7% su base mensile (+0,4% ad agosto) e sopra il consenso (+0,5%).
Con l’inflazione sotto controllo e l’economia in forza si allontana la necessità di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Fed. Così il cambio euro-dollaro sale a quota 1,0590 (+0,28%). Si attenua anche la pressione sui Treasury: il decennale rende il 4,852%. Giornata positiva invece per il petrolio: il prezzo del Brent sale dell’1,8% e quello del Wti dell’1,9%. Ecco cinque titoli da monitorare venerdì 27 ottobre.
Alle 15:30 il titolo Amazon balza di oltre il 7%. Nel terzo trimestre la Big Tech ha battuto le attese sia sugli utili che sul fatturato. L’utile per azione è più che triplicato a 94 centesimi, ben oltre i 58 centesimi previsti. Il fatturato, invece, è salito a 143,1 miliardi (+13%), poco sopra i 141,4 miliardi stimati. Andrà ancora meglio nel quarto trimestre grazie alla spinta dalle festività natalizie. Bene anche il business della pubblicità, che cresce più di quello di Google e Meta.
Alle 15:30 le azioni Jp Morgan cedono quasi il 2%. Per la prima volta in quasi due decenni il ceo Jamie Dimon venderà 1 milione di azioni della banca. Il ceo del colosso di Wall Street avrebbe un’esposizione superiore a 1,4 miliardi e dovrebbe privarsi di circa un decimo della sua esposizione. Ma perché vende? Jp Morgan afferma che lo fa per «diversificazione finanziaria e scopi di pianificazione fiscale».
Alle 15:30 il titolo Ford perde circa l’8%. I conti della casa automobilistica si sono rivelati inferiori alle attese: la società ha registrato un utile rettificato di 39 centesimi per azione su un fatturato di 41,18 miliardi (consenso a 45 centesimi per azione e 41,2 miliardi di ricavi). Il gigante del Michigan ha ritirato la guidance e sta provando a riorganizzarsi dopo aver trovato un accordo con i sindacati dell’auto, che dovrebbe mettere fine allo sciopero durato quasi sei settimane.
Alle 15:30 le azioni Intel volano (+11%). Il colosso dei chip ha battuto le aspettative: l’utile per azione rettificato è arrivato a 41 centesimi contro i 22 centesimi previsti mentre il fatturato ha toccato i 14,16 miliardi rispetto ai 13,53 miliardi attesi. Inoltre, il ceo Pat Gelsinger ha dichiarato che la società taglierà i costi di circa 3 miliardi.
Alle 15:30 il titolo dei giganti americani del petrolio scambiano in rosso. Sia Exxon Mobil (-1%) che Chevron (-5%) hanno registrato un forte calo dei profitti dopo le due acquisizioni da circa 60 miliardi di Pioneer e Hess. La prima paga l’aumento dei costi nel settore chimico, che ha portato l’utile per azione del terzo trimestre a 2,27 dollari (consenso 2,37 dollari). Mentre la seconda vede gli utili del comparto upstream diminuire di quasi il 40% e, in generale, l’utile rettificato è arrivato a 3,05 dollari per azione su un fatturato di 54,08 miliardi. (riproduzione riservata)