La Fed lascia i tassi invariati al 4,25-4,50% e Wall Street chiude con il Dow Jones in rialzo dello 0,7%, lo S&P500 dello 0,4% e il Nasdaq dello 0,3%. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha affermato che la banca centrale non intende tagliare preventivamente i tassi, poiché l'inflazione è ancora al di sopra dell'obiettivo, con previsioni di un ulteriore potenziale aumento dell'inflazione nel breve termine. «I futures indicano il prossimo taglio a luglio, un'ipotesi che riteniamo valida, sebbene i timori sull'inflazione potrebbero vanificare un ritmo aggressivo di tagli per il resto dell'anno», ha commentato Matthew Ryan, head of Market Strategy di Ebury.
Alle 17.30 Wall Street prosegue mista. Il Dow Jones guadagna lo 0,5%, il Nasdaq perde lo 0,3% e lo S&P 500 guadagna lo 0,02%.
Le principali medie si sono allontanate dai massimi dopo che il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha ribadito che i colloqui commerciali in corso in Svizzera questo fine settimana con i funzionari cinesi sarebbero stati per lo più preliminari.
Gli operatori monitoreranno la conferenza stampa post-decisione del presidente della Fed, Jerome Powell, per avere un’idea di come potrebbero evolversi i tassi in futuro. La conferenza arriva in un momento precario per il leader della banca centrale, dopo essere stato oggetto di critiche da parte di Trump, che ha affermato che «le sue dimissioni non arriveranno mai abbastanza presto».
La riunione della Fed avviene anche in un momento in cui gli operatori di mercato si confrontano con il timore che il piano di Trump sulle imposte possa far salire l’inflazione, complicando il piano della banca centrale sui tassi di interesse.
Il cambiuo euro/dollaro perde lo 0,19% mentre il rendimento del treasury decennale scende al 4,29%. Male il petrolio, con il Brent che perde l’1,14% e il Wti l’1,10%.
Alle 15.30 Wall Street apre in positivo. Il Dow Jones guadagna lo 0,52%, il Nasdaq lo 0,3% e lo S&P 500 lo 0,4%. Mercoledì i titoli sono saliti, mentre gli investitori monitoravano gli ultimi aggiornamenti sui negoziati commerciali con gli Stati Uniti e attendevano l’annuncio sui tassi di interesse della Federal Reserve previsto più tardi nella giornata.
Ecco cinque titoli da monitorare mercoledì 7 maggio.
Alle 15.30 il titolo cresce di oltre il 7%. Disney ha riportato un utile per azione rettificato di 1,45 dollari su un fatturato di 23,62 miliardi, mentre gli analisti intervistati da Lseg si aspettavano rispettivamente 1,20 dollari per azione e 23,14 miliardi. La società ha anche alzato le sue previsioni di utili per l’intero anno a 5,75 dollari per azione, mentre Wall Street si aspettava 5,43 dollari per azione. Separatamente, Disney ha concordato una partnership con Miral per la costruzione di un parco a tema e di un resort ad Abu Dhabi.
Alle 15.30 le azioni crescono del 5%. Le azioni della casa farmaceutica danese quotate negli Stati Uniti sono aumentate dopo che la società ha dichiarato di prevedere una crescita delle vendite del farmaco per la perdita di peso Wegovy nella seconda metà dell’anno con la graduale eliminazione dei farmaci composti.
Alle 15.30 il titolo perde oltre il 6%. Le azioni sono scese dopo che il produttore di server ha deluso le aspettative per il terzo trimestre fiscale e ha offerto previsioni deboli per il trimestre in corso. Super Micro ha registrato un utile rettificato di 31 centesimi per azione su un fatturato di 4,6 miliardi di dollari, mentre gli analisti intervistati da Lseg avevano previsto 50 centesimi per azione e 5,42 miliardi di dollari di fatturato.
Alle 15.30 le azioni Electronic Arts guadagnano il 3,84% dopo che l’azienda sviluppatrice di videogiochi ha fornito una guidance superiore alle attese per l’anno fiscale 2026. L’analista di BofA Securities, Omar Dessouky, ha alzato il target price per le azioni di Electronic Arts da 150 dollari a 166, mantenendo al contempo un rating neutral sul titolo.
Alle 15.30 il titolo sale del 3%. Le azioni della società di hotel e casinò sono salite dopo un upgrade da neutrale a buy da parte di Bank of America, focalizzato sul progetto di casinò dell’azienda in Medio Oriente. (riproduzione riservata)