Wall Street chiude in calo con i timori di una stagflazione. Il Dow Jones perde l'1,69% a 41.583,90 punti, il Nasdaq cede il 2,70% a 17.322,99 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l'1,97% a 5.580,94 punti. L'euro è scambiato a 1,0826 dollari dopo la chiusura delle borse americane. La moneta unica sale dello 0,21% verso il biglietto verde.
Wall Street prosegue la seduta al ribasso. Alle 17.30 il Dow Jones scende dell’1,51%, lo S&P 500 dell’1,83% e il Nasdaq del 2,4%.
Nel pomeriggio di venerdì le azioni hanno subito vendite, spinte dalla crescente incertezza sulla politica commerciale degli Stati Uniti e da una prospettiva più cupa sull’inflazione.
Il cambio euro/dollaro cresce dello 0,23% mentre il treasury decennale scende del 2,33%. Male il petrolio con il Brent a -1,00% e il Wti a -1,02%.
Wall Street apre la seduta debole. Alle 15.30 il Dow Jones scende dello 1,10%, lo S&P 500 dell’ 1,1% e il Nasdaq dell’1,9%. A incidere sui listini, la lettura finale del sentiment dei consumatori che a marzo è scesa a 57,0 da un preliminare 57,9 pubblicato all'inizio del mese secondo l’Università del Michigan. L’indice è al livello più basso da novembre 2022 ed è strettamente monitorato dalla Fed, ecco perchè i mercati sono tornati così nervosi.
Un secondo dato macro che sta affossando Wall Street è l’inflazione Usa di febbraio (Pce) è salita del 3% mese su mese, mentre il dato core è cresciuto dello 0,4% ai massimi da gennaio 2024 e oltre le attese dello 0,3%. Anno su anno, l’inflazione Pce è rimasta stabile al 2,5% mentre il dato core è salito al 2,8% sopra le aspettative del 2,7%.
Sullo sfondo, la guerra dei dazi avviata dall’amminstrazione Trump, che ha preso di mira giovedì il settore auto annunciando tariffe del 25%. Alcuni gestori, però, ritengono che la situazione non potrebbe essere così nera.
«L’imminente ondata di dazi che verrà comunicata dal presidente Donald Trump la prossima settimana sembra destinata a interessare un più mirato paniere di merci rispetto a quello molto ampio minacciato nei mesi scorsi, offrendo così un possibile sollievo ai mercati, che temono un’escalation della guerra commerciale». spiega Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR.
Ecco cinque titoli da monitorare venerdì 28 marzo.
Alle 14.30 il titolo cresce del 5% dopo che Semafor ha riferito che la giapponese Nippon Steel è disposta a investire fino a 7 miliardi di dollari nell’acciaieria americana per ottenere l’approvazione del presidente Donald Trump.
Alle 14.30 le azioni crollano dell’11% dopo che le previsioni per il 2025 del rivenditore di abbigliamento sportivo sono risultate più deboli del previsto . Lululemon prevede utili per il primo trimestre compresi tra 2,53 e 2,58 dollari ad azione, rispetto ai 2,72 previsti dagli analisti intervistati da LSEG. Anche i ricavi previsti per il primo trimestre di 2,335 miliardi a 2,355 miliardi di dollari sono stati inferiori alle previsioni di consenso di 2,39 miliardi. Tuttavia, i risultati del quarto trimestre hanno superato sia le vendite che gli utili.
Alle 14.30 il titolo crolla del 12% dopo che le previsioni per l’intero anno sono scese al di sotto delle stime di consenso. Oxford Industries prevede un fatturato compreso tra 1,49 e 1,53 miliardi di dollari durante il periodo, mentre gli analisti intervistati da FactSet prevedevano 1,54 miliardi di dollari. Il management ha citato la crescente incertezza dei consumatori come spiegazione.
Alle 14.30 le azioni sono salite dello 0,6% sulla scia dell’upgrade di Goldman Sachs a buy. Goldman prevede che le azioni saliranno di oltre il 21% dopo essere scivolate all’inizio del 2025.
Alle 14.30 il titolo sale dell’8,7% dopo che la US Space Force ha nominato la società come una delle aziende inserite nel suo pool di fornitori. (riproduzione riservata)