Nuove evidenze confermano e precisano il ruolo di alcune molecole contenute negli alimenti tipici della dieta mediterranea per prevenire il declino cognitivo. A individuarle è un recente studio, condotto dai ricercatori dell’Università dell’Illinois e del Nebraska, che ha correlato l’impatto dell’alimentazione sul decorso dell’invecchiamento cerebrale in un campione omogeneo di 100 individui anziani. L’età cerebrale è stata stabilita sottoponendo i soggetti non solo a test cognitivi, ma anche ad esami strumentali come la risonanza magnetica e a esami ematochimici. Le indagini hanno permesso di dividere il campione in due sottopopolazioni chiamate “Fenotipo a invecchiamento accelerato” (Fia) e “Fenotipo a invecchiamento rallentato” (Fir). Sono quindi stati studiati i profili nutrizionali dei due sottogruppi con l’individuazione di biomarcatori nel plasma che riflettono la presenza di specifici nutrienti nella dieta.
Il gruppo Fir era caratterizzato da una maggiore concentrazione di 13 nutrienti chiave, mancanti nel profilo dei Fia. In particolare: acidi grassi monoinsaturi (presenti nell’olio extra vergine di oliva), omega tre (di cui sono eccellenti fonti il pesce, i molluschi, i semi di lino, di canapa, di zucca, l’olio evo, i semi di chia e di girasole, le verdure in foglia e le noci), omega sei, i carotenoidi luteina e zeaxantina (che si trovano in spinaci, cavolo, mais, pomodori, melone, broccoli, carote, pompelmo), vitamina E e colina (reperibili in noci, semi, cereali fortificati ma anche in crucifere, alcuni legumi, carne bovina, pollame, pesci e uova).
«Gli acidi grassi omega tre possiedono un effetto antinfiammatorio sistemico, che agisce anche a livello della barriera ematoencefalica, proteggendola dall’ingresso nel sistema nervoso centrale di citochine infiammatorie», commenta la dottoressa Stefania Lingua, dietologa dell’Asl di Alessandria. «Quanto invece a vitamina E e colina, la prima sembra avere un ruolo diretto nel mitigare il declino cognitivo agendo forse sul trofismo cellulare, mentre la colina è il precursore indispensabile per la sintesi di fosfatidilcolina e quindi della struttura del neurone in sé». Nel fenotipo Fir, soprattutto nelle donne, erano poi presenti concentrazioni di acido lignocerico molto maggiori rispetto a quelle riscontrate nelle donne con sintomi dementigeni.
«Questo acido grasso saturo è presente nelle arachidi, nelle noci di macadamia e in molti oli di semi che dovrebbero quindi essere consumati in abbondanza soprattutto dalle donne», continua Lingua. «In conclusione, benché non siano noti i meccanismi, o comunque non tutti, con cui cibo, nutrienti e trofismo neuronale siano connessi, l’evidenza dello studio non lascia spazio a dubbi circa lo specifico profilo di nutrienti che proteggono la salute del cervello rallentandone l’invecchiamento. Future ricerche sapranno perfezionare le indicazioni per mettere a punto interventi nutrizionali sempre più precisi e protettivi». (riproduzione riservata)