Il pil italiano si è fermato nel terzo trimestre del 2024. Il dato è rimasto invariato rispetto a quello del secondo, come comunicato dall’Istat. La crescita acquisita per quest’anno è pari allo 0,4%. Sarà così difficile raggiungere il +1% atteso dal governo, anche a causa della recente revisione della metodologia dell’ufficio di statistica. La debolezza del terzo trimestre potrebbe essere legata a investimenti e consumi, secondo gli economisti, anche se la stima preliminare Istat non dà ulteriori dettagli. Per Ing la crescita del pil è stata «deludente». Unicredit vede comunque una ripresa nei prossimi trimestri.
Il dato italiano è stato il peggiore nel terzo trimestre tra quelli dei maggiori Paesi Ue. L’Eurozona ha mostrato nel complesso un aumento del pil dello 0,4%, superiore alle attese di mercato. Il valore è stato però condizionato da fattori specifici, innanzitutto dalle Olimpiadi in Francia (che ha mostrato un +0,4%). Il dato francese dovrebbe calare nel prossimo trimestre.
Anche la Germania è cresciuta più delle attese (+0,2%), evitando la recessione tecnica, ma il rialzo è legato alla revisione al ribasso del dato del secondo trimestre (-0,3%, invece di -0,1%). Di fatto non è cambiato nulla per l’economia tedesca che si trova ad affrontare la crisi di Volkswagen e del settore automotive. Ci sono stati lievi progressi nei consumi ma si dovrà verificare la loro persistenza. Il Paese più brillante resta la Spagna (+0,8%). Nel complesso la crescita europea resta inferiore a quella Usa (+2,8% annualizzato, si veda box in pagina). L’indice sulla fiducia economica nell’Eurozona (Esi) calcolato dalla Commissione Ue è sceso anche a ottobre.
Sull’economia italiana il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo al Quirinale alla consegna delle insegne di Cavaliere del Lavoro, ha sottolineato: «Se consideriamo gli ultimi cinque anni, il pil nazionale è aumentato in percentuale più di quelli di Francia e Germania». Mattarella ha aggiunto: «La vivacità delle imprese e la loro capacità di affrontare le sfide del mercato, anche nelle condizioni mutevoli e difficili di questi ultimi anni, ci ha consentito di riprenderci dopo la stagione delle crisi finanziarie e dopo la grande battuta d’arresto conseguente alla pandemia da Covid. L’Italia è tornata a crescere». Inoltre, ha aggiunto Mattarella, «i dati di Bankitalia certificano un balzo del Paese: la posizione netta sull’estero, a giugno di quest’anno, era creditoria per circa 225 miliardi di euro. Una dimensione enorme: il 10,5% del pil. Irragionevole che non venga notato dalle agenzie di rating nel valutare prospettive e affidabilità dell’economia italiana».
Dopo i dati macro i mercati hanno ridotto le attese di un taglio dei tassi Bce dello 0,5% a dicembre. La probabilità scontata dagli operatori è del 20%. Barclays, Nomura e Hsbc hanno confermato la previsione di una mossa dello 0,25%, mentre Capital Economics ha indicato una manovra dello 0,5%. Secondo T. Rowe Price il maxi-taglio da 50 punti base potrebbe essere varato a gennaio o marzo.
L’inflazione tedesca a ottobre è risalita al 2,4%, dall’1,8% del mese precedente. Il 31 ottobre sarà pubblicato il dato dell’Eurozona, che sarà più alto di quello di settembre soprattutto a causa dei prezzi dell’energia, ma dovrebbe restare sotto le previsioni Bce.
Isabel Schnabel, falco del comitato esecutivo di Francoforte, si è schierata contro tagli dei tassi dello 0,5%: «Rimane appropriato un approccio graduale alla rimozione della restrizione». Schnabel è inoltre tornata a mettere in secondo piano i rischi sulla crescita evidenziando invece che «la battaglia contro l’inflazione non è ancora vinta». Il membro tedesco del board Bce ha aggiunto che «il rischio di un significativo e persistente undershooting dell’obiettivo di inflazione rimane contenuto» e che «la crescita prevista nel 2025 è vicina al potenziale, quindi non è necessario scendere al di sotto del tasso neutrale». Ma un’eccessiva lentezza nei tagli, come indicato da molti economisti, può causare un danno non necessario per la crescita europea e spingere l’inflazione sotto il target Bce del 2%. (riproduzione riservata)