Il pil dell’Eurozona potrebbe avvicinarsi ancora di più a zero nel secondo trimestre rispetto a quanto indicato nella stima preliminare di Eurostat (+0,3%). Il primo settembre gli uffici statistici nazionali di Italia, Irlanda e Austria hanno corretto al ribasso i valori inizialmente comunicati. Di conseguenza la crescita dell’area euro potrebbe calare da +0,3% fino allo 0,1%, secondo una stima di Oxford Economics.
La flessione non dovrebbe essere inclusa nelle nuove proiezioni macro Bce poiché i modelli includeranno i dati fino al 30 agosto. Di solito, tuttavia, Francoforte riapre i conteggi quando ci sono impatti significativi. Non è escluso che accada anche in questa circostanza. «Sono possibili revisioni della crescita del pil del secondo trimestre», ha osservato anche Barclays che prevede una stagnazione per il terzo.
Si vedrà se gli ultimi aggiornamenti dei dati incideranno sulla decisione Bce sui tassi del 14 settembre, che resta sul filo del rasoio. Francoforte potrebbe fermarsi o varare una nuova stretta. I mercati monetari scontano al 75% la probabilità di una pausa.
L’inflazione è rimasta stabile al 5,3% nell’Eurozona ad agosto, mentre quella core è scesa allo stesso livello calando dello 0,2% rispetto a luglio. Nei giorni scorsi il vicepresidente Bce Luis De Guindos ha detto che le proiezioni sull’inflazione non dovrebbero cambiare molto rispetto a giugno, a differenza di quanto avverrà per la crescita. Le proiezioni Bce di giugno, compilate sulla base delle indicazioni delle banche centrali nazionali (come avviene ogni sei mesi), erano state molto ottimistiche sul pil e avevano indicato una crescita dell’Eurozona dello 0,9% nel 2023. Il livello appare irraggiungibile.
In Italia l’Istat ha portato la variazione del pil del secondo trimestre a -0,4%, dal precedente -0,3%, riducendo lo spazio di manovra per il governo sui conti pubblici. Anche l’Austria ha abbassato il dato a -0,7% da -0,4%. La variazione più forte è stata comunque quella dell’Irlanda, passata a +0,5% da +3,3%. I numeri irlandesi risentono spesso in modo significativo dell’attività delle multinazionali con sede a Dublino per ragioni fiscali: questi movimenti, sebbene non legati a società dell’area, sono in grado di condizionare i valori dell’intera Eurozona.
Ieri i principali banchieri centrali non hanno dato indicazioni esplicite di politica monetaria. Un altro segnale che la discussione è in corso. La presidente Bce Christine Lagarde si è soffermata sui rischi di disancoraggio nelle aspettative di inflazione, ma in un discorso basato sull’importanza della comunicazione per i banchieri centrali. Neppure il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha parlato di tassi, precisando che la Bce dovrebbe essere «aperta» a fare di più sulle riserve delle banche. In modo più esplicito il governatore portoghese Mario Centeno ha sottolineato il rischio di una stretta eccessiva mentre, in direzione opposta, quello belga Pierre Wunsch ha detto che potrebbe essere necessario fare «un po’ di più». Wunsch e Nagel saranno tra i membri Bce non votanti al prossimo consiglio.
Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo di Francoforte e da novembre governatore della Banca d’Italia, ha invece parlato di euro digitale in un’audizione alla commissione economica del Parlamento Ue presieduta da Irene Tinagli. Il banchiere centrale ha ricordato in particolare il pericolo di non introdurre la Cbdc (Central Bank Digital Currency) lasciando spazio a operatori privati extraeuropei con un limitato interesse per privacy e stabilità finanziaria. In tal senso è stato citato il recente caso della stablecoin di Paypal. Panetta, ringraziato da Tinagli per il lavoro svolto in questi anni sull’euro digitale con il Parlamento Ue, ha sottolineato che la Cbdc è «un’opportunità, non un rischio». Il prossimo mese la Bce deciderà se passare alla fase successiva del progetto. (riproduzione riservata)