Bilancio in ordine, ma crescita ancora anemica. L’Italia incassa l’ennesimo attestato di stima dell’Ue sui conti pubblici, riportati ormai su un percorso sostenibile. Sul disavanzo il governo di Giorgia Meloni ha imboccato la strada giusta da tempo, come dimostra la serie di promozioni arrivate dalle agenzie di rating, da ultima Moody’s. Ma ora anche Bruxelles fa un passo formale verso Roma sospendendo la valutazione sulla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, oltre a dare il via libera al Documento Programmatico di Bilancio.
La Commissione Europea aveva stimato un disavanzo sotto il 3% del pil già nelle previsioni economiche d’autunno. Uno 0,02% in meno, ma quanto basterebbe per archiviare la pratica avviata l’anno scorso contro l’Italia. La sospensione di ieri, arrivata con il pacchetto d’autunno sul semestre europeo, è un altro segnale in questa direzione, anche se per avere la certezza bisognerà aspettare la primavera del 2026.
Solo allora le previsioni definitive di Eurostat sul 2025 diranno se il deficit è rientrato stabilmente nei parametri. Nel frattempo l’Italia resterà sotto osservazione e dovrà portare avanti il piano di aggiustamento, ma dalla Commissione non giungeranno nuove correzioni.
Tanto è bastato a Giancarlo Giorgetti per festeggiare. «L’approvazione di Bruxelles conferma che siamo sulla buona strada, percorsa con responsabilità e serietà», ha commentato il ministro dell’Economia, principale promotore della nuova linea sui conti. «Sul debito il tracciato è già definito, al netto degli effetti negativi di cassa del Superbonus edilizio».
Sotto la supervisione dell’esponente leghista l’Italia ha osservato tutti i vincoli imposti dal Consiglio (i governi Ue). Nel 2025 la spesa netta dovrebbe crescere dell’1,2%, sotto la barriera dell’1,3%, mentre nel 2026 dovrebbe salire dell’1,5%, di nuovo meno del tetto dell’1,6%. L’esecutivo ha rispettato anche il limite cumulato perché l’anno prossimo le uscite aumenteranno dello 0,5% rispetto al 2023, sempre sotto il massimo consentito (0,9%).
Per una sfida quasi vinta ce n’è però un’altra ancora da combattere. Se il giudizio arrivato da Bruxelles sul pil non è stato una bocciatura netta, quantomeno è sembrato un rinvio a settembre. «L’Italia sta affrontando una crescita economica relativamente lenta, con una previsione di incremento dello 0,4% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026», ha ricordato Valdis Dombrovskis, commissario all’Economia.
Il quadro si complicherà nel 2027, quando l’aumento del pil resterà ancorato al +0,8%, relegando il Paese all’ultimo posto in Europa. Per rimediare «bisognerebbe lavorare sulle riforme strutturali e procedere verso un maggiore utilizzo dei fondi di coesione, per sostenere gli investimenti pubblici», ha suggerito l’ex premier lettone. «Il Recovery Fund ha rappresentato un impulso fondamentale per il vostro Paese, che è il principale beneficiario. Quindi è importante garantire una transizione graduale con le altre risorse europee sin da ora, mentre ci avviciniamo alla scadenza del Pnrr».
Parole che non sono passate inosservate al Tesoro. «La crescita non ci soddisfa», ha spiegato Giorgetti. «Faremo la nostra parte, ma serve un quadro internazionale che tenga conto dei profondi cambiamenti a livello globale». (riproduzione riservata)