Dopo la riduzione del tasso repo a 14 giorni, la PBoC è intervenuta martedi 24 settembre sui tassi repo a 7 giorni e sugli acconti da dare per le seconde case, una doppia mossa che ha fatto volare i listini dopo i primi dieci mesi di difficoltà a causa di un’economia che non pare decollare. Alle ore 7:30 italiane l’Hang Seng corre del 3,8%, Shanghai del 3,6%, il Nikkei sale dello 0,98%, mentre il petrolio rialza la tesa (Wti +1,2% a 71,2 dollari il barile). Lo yen cede lo 0,25% a 143,99, sale il rendimento del T bond Usa decennale al 3,76%, mentre i futures sul Nasdaq si muovono sopra la parità.
La banca centrale cinese ha tagliato i tassi repo (pronti contro termine) per stimolare l'economia e garantire che Pechino raggiunga l’obiettivo di crescita annuale fissato attorno al 5%.
La Banca Popolare Cinese aveva anticipato ieri che avrebbe tagliato il tasso di riferimento principale, il reverse repo a sette giorni, all'1,5% dall'1,7% e avrebbe ridotto il coefficiente di riserva obbligatoria, la quantità di fondi che le banche devono mantenere presso la banca centrale, dello 0,5%.
Il governo ha annunciato poi il potenziamento un programma di destocking immobiliare per ridurre la quantità di invenduto nel mercato cinese, caratterizzato da un alto tasso di indebitamento sia dei costruttori che delle famiglie e la riduzione dei mutui.
Le società immobiliari cinesi quotate corrono martedì dopo che il governatore della banca centrale ha annunciato un taglio agli acconti sulle seconde case, parte di una serie di misure per stimolare la crescita.
Pan Gongsheng ha spiegato che gli acconti per la prima e la seconda casa saranno unificati al 15%. In precedenza l'acconto minimo per le seconde case era del 25%.
L'indice Hang Seng Mainland Properties, che comprende grandi società immobiliari cinesi quotate a Hong Kong, è salito fino al 5,8% nelle prime contrattazioni. KE Holdings, la più grande piattaforma di transazioni immobiliari online della Cina, ha guidato i guadagni con un balzo di oltre il 13%.
La Reserve Bank of Australia (RBA) ha mantenuto i tassi fermi al 4,35% durante la riunione di settembre, per la settima volta consecutiva, allineandosi al consenso del mercato. Tuttavia, la banca centrale ha continuato a ritenere che la traiettoria dell'inflazione rimane troppo elevata. Nel frattempo, l'inflazione principale potrebbe scendere ulteriormente, ma non tornerà all'obiettivo del 2-3% prima del 2026. Il consiglio ha ribadito la necessità di rimanere vigili sui rischi di inflazione al rialzo, senza escludere nulla, visto che la RBA si baserà sui dati per agire.
Il board ha poi aggiunto che la politica monetaria sufficientemente restrittiva per un po' di tempo e che prevede che i consumi delle famiglie riprenderanno ancora nel secondo semestre del 2024, ma il ritmo della ripresa potrebbe essere più lento del previsto. Questo potrebbe comportare una crescita della produzione ancora debole e un deterioramento più importante del mercato del lavoro. (riproduzione riservata)