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La Cina taglia ancora i tassi per stimolare la ripresa. Per gli economisti non basta e le borse asiatiche cadono
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La Cina taglia ancora i tassi per stimolare la ripresa. Per gli economisti non basta e le borse asiatiche cadono

20 giugno 2023, 07:08 Ultimo aggiornamento: 10:00

La People's Bank of China ha ridotto il tasso sui prestiti a un anno offerto dalle banche al 3,55%, mentre il tasso a cinque anni al 4,2%. Il consenso riteneva che la riduzione sarebbe stata nell’ordine di quindici punti base. L'indice Hang Seng di Hong Kong il peggiore (-1,34%). Futures di Wall Street in calo | Goldman Sachs taglia il pil della Cina

La maggior parte delle borse asiatiche è scesa, estendendo le perdite della sessione precedente, poiché le preoccupazioni per il rallentamento della crescita economica in Cina hanno ampiamente compensato il taglio dei tassi di interesse da parte della banca centrale. A pesare sui mercati con Wall Street ieri, 19 giugno, chiusa per festività (future sul Dow Jones -0,22% e sull’S&P500 -0,20%), è stata anche la cautela per l'imminente testimonianza del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, che dovrebbe offrire ulteriori indicazioni sul rialzo dei tassi e sull'economia americana quando testimonierà davanti al Congresso mercoledì. Se da un lato la Fed ha messo in pausa il suo ciclo di rialzo dei tassi, dall'altro ha segnalato che i tassi statunitensi potrebbero salire almeno altre due volte. Questo scenario è di cattivo auspicio per i mercati asiatici, dato che l'aumento dei tassi diminuisce l'attrattiva degli asset ad alto rischio.

La People's Bank of China taglia i tassi sui prestiti a un anno e a cinque anni

Gli indici cinesi Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono scesi, rispettivamente, dello 0,22% e dello 0,3%, mentre l'indice Hang Seng di Hong Kong ha ceduto l'1,34%. La People's Bank of China ha ridotto il tasso sui prestiti a un anno offerto dalle banche al 3,55% dal precedente 3,65%, mentre il tasso a cinque anni - tipicamente utilizzato per i mutui - è stato ridotto al 4,2% dal 4,3%. Il consenso Reuters riteneva che la riduzione sarebbe stata nell’ordine di quindici punti base. Per gli economisti di Capital Economics questa riduzione farà scendere i costi dei mutui attuali e il prezzo dei nuovi prestiti. Ma non è chiaro se il cambiamento aumenterà di molto i prestiti, dato che le famiglie e le imprese sembrano riluttanti a contrarli. «Il sentiment è ancora debole», affermano a Capital Economics. Se da un lato la mossa dovrebbe sbloccare ulteriori stimoli nel Paese, dall'altro evidenzia il rallentamento della ripresa economica in Cina. La scorsa settimana la PBoC aveva già ridotto i tassi a breve e medio termine. Le prospettive economiche per la Cina rimangono fosche, con una serie di importanti banche d'investimento, da Goldman Sachs a Nomura, che ha tagliato le previsioni di crescita per l'anno in corso. I recenti tagli dei tassi sono stati in parte stimolati da una serie di dati macro deboli ad aprile e maggio.

Quali misure servono per favorire una ripresa più forte

Venerdì scorso il premier cinese, Li Qiang, ha dichiarato che il governo sta studiando un pacchetto di misure politiche per promuovere una crescita economica sostenuta. «L'ambiente esterno sta diventando più complesso e severo e il rallentamento del commercio e degli investimenti globali influirà direttamente sul processo di ripresa dell'economia del nostro Paese», ha dichiarato Li. Tra le politiche prese in considerazione da Pechino, ha riferito il Wall Street Journal, c'è l'emissione di obbligazioni speciali del Tesoro per un valore di circa mille miliardi di yuan, equivalenti a 140 miliardi di dollari, per contribuire a finanziare nuovi investimenti infrastrutturali, nonché regole meno rigide per incoraggiare le persone ad acquistare più di una casa, nella speranza di innescare un'inversione di tendenza nel mercato immobiliare cinese, ormai in crisi. Ma secondo gli economisti, per favorire una ripresa più forte, il governo dovrebbe prendere in considerazione anche tagli alle tasse o altre forme di sostegno finanziario per aiutare le piccole e medie imprese in difficoltà, nonché voucher o misure simili per finanziare i consumi delle famiglie. «I tagli dei tassi da soli potrebbero non essere sufficienti», ha dichiarato Serena Zhou, economista senior di Mizuho Securities.

Anche il Nikkei e il Kospi in calo

Le perdite della Cina si sono riversate sulla maggior parte degli altri mercati asiatici, con il Kospi della Corea del Sud in calo dello 0,3%, mentre l'indice di Taiwan ha ceduto lo 0,6%. Il Nikkei giapponese è sceso dello 0,16%, mentre il più ampio Topix dello 0,8%. Perdite guidate dai titoli assicurativi: Sompo Holdings è scivolata del 4,6%, Tokio Marine del 4,35% e MS&AD Insurance Group del 4,1%. L'ASX 200 australiano è stato l'unico a sovraperformare, guadagnando lo 0,9% dopo che i verbali della riunione di giugno della Reserve Bank hanno mostrato che la banca centrale sta ancora prendendo in considerazione una pausa nel suo ciclo di rialzo dei tassi, nonostante la pressione dell’inflazione elevata. Sul mercato valutario, il dollaro avanza nei confronti dello yen dello 0,12% a 142,108, mentre flette dello 0,06% a 1,091 dollari. Quanto alle materie prime, il prezzo del petrolio Wti cala dello 0,69% a 71,02 dollari e quello del Brent dello 0,34% a 75,83 dollari al barile. (riproduzione riservata) 



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