La Cina tassa il brandy europeo. Il ministero del Commercio cinese ha preso una decisione finale sul brandy proveniente dell'Unione Europea, applicando dazi che vanno dal 27,3% al 34,9% per un periodo di cinque anni a partire da domani, 5 luglio. Però le tariffe antidumping non saranno riscosse retroattivamente su questo distillato originario dell'Ue importato dall'11 ottobre del 2024 al 4 luglio del 2025 (incluso tale giorno).
La decisione fa seguito a un'indagine sul brandy europeo, in particolare sul cognac proveniente dalla Francia, avviata nel 2024. Fonti del settore hanno detto a Reuters che la decisione di Pechino è buona notizia per l'industria francese del cognac perché non ci saranno dazi antidumping per tutte quelle aziende che si attengono agli impegni sui prezzi minimi di importazione.
Infatti, alcune aziende che avevano preso impegni sul prezzo minimo, tra cui Martell & Co. di proprietà di Pernod Ricard e Remy Martin di Remy Cointreau, saranno esentate dall'aliquota tariffaria più elevata, a meno che tali impegni non vengano violati.
Pechino ha introdotto i dazi sul cognac dopo che l'Unione Europea ha accusato Pechino di fornire sussidi ingiusti alla propria industria automobilistica e aveva imposto dazi sulle importazioni di veicoli elettrici cinesi. A causa di questa disputa commerciale, secondo i dati del Bureau National Interprofessionnel du Cognac, le esportazioni mensili di cognac verso la Cina, il mercato più redditizio al mondo per questo distillato, sono crollate del 70%.
Ora i produttori di brandy, che hanno visto rallentare le vendite anche negli Stati Uniti, il più grande mercato mondiale per il cognac in termini di volume, a causa dell'inflazione e dell'incertezza economica, dovrebbero tirare un sospiro di sollievo.
«L’impegno di Pernod, Remy ed Hennessy sui prezzi minimi rappresenta un esito positivo», ha commentato a caldo Citi secondo cui, a questo punto, gli utili del settore spirits per l’anno fiscale 2025/2026 probabilmente subiranno un impatto minore rispetto alle attese del consenso. «Ci aspettiamo che tutte e tre le aziende subiscano un impatto inferiore rispetto a quanto sarebbe avvenuto se i dazi antidumping del 30-35% fossero stati applicati in modo continuativo», ha detto Citi.
Al momento, non è chiaro a quali prezzi minimi si siano impegnate ciascuna delle aziende né per quali specifiche qualità di cognac. Tuttavia, dato che le stime del consenso sia per Pernod sia per Remy già prevedevano un impatto dovuto ai dazi, «l’impegno sui prezzi minimi dovrebbe rappresentare un risultato positivo per le stime del consenso. Al contempo, la conclusione di quest’indagine potrebbe portare a un riassortimento del canale Duty Free cinese per il cognac», ha aggiunto Citi.
Lo stesso management di Remy Cointreau ha indicato che l’impatto dovrebbe essere molto meno rilevante rispetto a quanto inizialmente previsto. Di conseguenza, la società aggiornerà la sua guidance annuale quando pubblicherà i risultati del primo trimestre il prossimo 25 luglio.
In ogni caso a Parigi il titolo Pernod Ricard cala dell’1% a 89,20 euro e Remy Cointreau dello 0,79% a 47,42 euro. Perdite più contenute a Londra per Diageo (-0,14% a 1.909 pence) e a Milano per Campari (-0,36% a 6,038 euro).
A questi prezzi Citi punta su Pernod Ricard con un rating buy e un target price a 118 euro e su Remy Cointreau con un target price a 65 euro. Invece, AlphaValue punta soprattutto su Diageo (buy e target price a 2.616 pence, potenziale margine di apprezzamento del 36,8%), mentre ha un rating add sia su Pernod Ricard (target price a 112 euro, potenziale margine di apprezzamento del 24,2%) sia su Campari (target price a 7,59 euro, potenziale margine di apprezzamento del 25,2%). Reduce, al contrario, su Remy Cointreau (target price a 42,7 euro; -10,6%). (riproduzione riservata)