L’Asia chiude venerdì 24 gennaio con una corsa delle azioni in Cina grazie al programma salva borse presentato dal governo il giorno precedente. Alle ore 7:50 italiane l’Hang Seng sale del 2%, Shanghai dello 0,7%, piatto il Nikkei dopo il rialzo dei tassi in Giappone, ai massimi dal 2008. L’euro cresce dello 0,5% a a 1,0469, balza lo yen dello 0,7% a 154,91, mentre i futures sul Nasdaq sono in leggero calo.
Nel frattempo, la People's Bank of China ha mantenuto i tassi a un anno stabili al 2% mentre il presidente Donald Trump ha detto che preferirebbe raggiungere un accordo con la Cina invece di ricorrere ai dazi (ha minacciato il 10% di imposte da febbraio).
La Banca del Giappone (BoJ) ha alzato i tassi di 25 punti base (0,25%) allo 0,5%, il livello più alto dal 2008, in linea con il consenso. La decisione è effetto dell’aumento degli stipendi e dell’incremento costante dell'inflazione. Si tratta del terzo aumento da quando il board ha chiuso con la politica monetaria dei tassi negativi a marzo 2024. La decisione è stata approvata con un voto di 8-1, dal momento che il membro del consiglio Nakamura ha espresso il suo dissenso.
L'inflazione al 3,6% in Giappone contro il 3,2% delle attese e ben superiore al 2,9% del dato partenza, interviene David Pascucci, analista di Xtb, appare «un vero e proprio assist per la BoJ che alza i tassi mentre il costo della vita sale ancora, non c'é quindi condizione migliore per intraprendere una decisione come quella di questa notte. Ricordiamo che l'obiettivo della BoJ é quello di mantenere l'inflazione a ridosso del 2%, per il momento siamo ben al di sopra del livello e questo permette uno spazio di manovra importante per la BoJ che potrebbe ulteriormente alzare i tassi qualora si dovesse vedere un'inflazione alta».
Ora il Giappone si trova a vivere con i tassi allo 0,5%, i livelli piú alti da 17 anni a questa parte e si apre la grande sfida, riprende Pascucci, «quella di uscire finalmente da una condizione di inflazione/deflazione che perdura da oltre 30 anni». Le proiezioni della Boj per quest'anno prevedono un Pil reale all’1,1% per l'anno in corso e dell'1% per il prossimo. L'inflazione per l'anno in corso é prevista mediamente al 2,4% mentre per il prossimo anno si dovrebbe aggirare attorno al 2%. Per quanto riguarda gli stipendi, «elemento fondamentale per evitare di cadere di nuovo all'interno della zona deflazione, le imprese hanno assicurato che continueranno ad alzare i costi del personale, mentre i mercati sono rimasti ad oggi relativamente stabili seppur con diversi fattori geopolitici che portano incertezza. I tassi di interesse reali rimangono ancora negativi, pertanto le imprese hanno ancora condizioni accomodanti a livello finanziario», sottolinea l’analista.
L'indice Pmi manifatturiero giapponese della au Jibun Bank è sceso in maniera inattesa a 48,8 a gennaio 2025 da 49,6 dello scorso dicembre (tutti i valori sotto 50 indicano contrazione economica), la lettura più alta degli ultimi tre mesi. È il settimo mese consecutivo di contrazione dell'attività manifatturiera e il ritmo più ripido dallo scorso marzo. Nel frattempo, i nuovi ordini hanno continuato a scendere, segnando il calo più rapido da sei mesi a questa parte. Tuttavia, l'occupazione è aumentata per il secondo mese consecutivo. (riproduzione riservata)