Dal prossimo 1° luglio, il requisito di riserva obbligatoria per le banche nazionali svizzere aumenterà dal 2,5% al 4%. Oltre alle altre passività determinanti, in una comunicazione di ieri la Banca Nazionale Svizzera ha spiegato che il nuovo metodo di calcolo delle riserve minime includerà anche tutti i depositi dei clienti, anziché il 20% come accadeva finora.
La mossa, punta a ridurre di fatto i pagamenti degli interessi da parte dell’Istituto nazionale alle banche, poiché le riserve obbligatorie non sono remunerate. «Questi aggiustamenti garantiranno che l’attuazione della politica monetaria della Bns rimanga efficace ed efficiente», ha aggiunto inoltre la Banca. «Le modifiche non influenzeranno l’attuale orientamento della politica monetaria».
La maggior parte delle banche svizzere probabilmente soddisfa già tale requisito, ma il cambiamento significa di fatto che la Banca Nazionale Svizzera avrà minori esborsi per le banche derivanti dalle spese per interessi sui loro depositi. In questo senso, secondo una stima riportata da Bloomberg dell’economista Alexander Koch di Raiffeisen Switzerland, a causa di questa mossa gli istituti di credito, tra cui Ubs, potrebbero subire un calo dei ricavi pari a 400 milioni di franchi (circa 413 milioni di euro).
«Le nuove regole proposte dal governo potrebbero portare a un aumento dei requisiti patrimoniali dei creditori fino a 25 miliardi di dollari», ha indicato il ministro delle finanze svizzero Karin Keller-Sutter. La decisione di smettere di pagare gli interessi sulle riserve minime era già stata presa dalla Banca lo scorso anno e, ampliando questa mossa, si riduce adesso ulteriormente l’importo che le banche possono guadagnare sui loro depositi.
La Banca Nazionale Svizzera sta compiendo un passo che la Banca Centrale Europea ha evitato, quando ha rivisto il proprio quadro operativo negli ultimi mesi. L’istituto con sede a Francoforte ha mantenuto invariati i requisiti di riserva all’1%, dopo un lungo dibattito. Lo scorso anno la Bce ha registrato la prima perdita in vent’anni, a seguito di un aumento senza precedenti dei costi di finanziamento per contrastare l’inflazione. Analogamente, la Banca Nazionale Svizzera ha già registrato perdite sia nel 2022 e 2023. (riproduzione riservata)