Mentre Israele ha ripreso il controllo del confine con Gaza in seguito all'attacco di sabato del movimento estremista palestinese di Hamas e gli Stati Uniti hanno escluso l’ipotesi di un loro intervento sul terreno, la Banca d'Israele ha annunciato che potrebbe intensificare ulteriormente il suo intervento nel mercato valutario per sostenere lo shekel.
Finora ha dichiarato di voler vendere fino a 30 miliardi di dollari di valute estere - la prima vendita di questo tipo mai effettuata dalla banca centrale israeliana - e ha annunciato meccanismi di swap per un valore di 15 miliardi di dollari per mantenere la stabilità dello shekel durante la guerra con i militanti palestinesi a Gaza. Oggi, 10 ottobre, lo shekel perde un altro -0,75% a 0,2534 dollari. Anche se un aumento di una di queste misure non è attualmente necessario, gli analisti di Citi sostengono che la Banca d'Israele è probabilmente pronta a farlo. Tuttavia, la storia recente suggerisce che un deprezzamento sostenuto dello shekel non segue necessariamente le principali operazioni militari, aggiungono. Comunque, l'aspetto importante da considerare è un possibile deterioramento di un già incerto outlook fiscale a Israele, anche se l'entità del deprezzamento della valuta locale dipenderà dalla durata del conflitto, aggiungono gli analisti di Citi.
A seguito degli sviluppi recenti in Israele, proseguono gli esperti di Citi, le azioni delle banche del Paese sono scese in Borsa e ora scambiano a un rapporto prezzo/book value tangibile di circa 0,9 volte per un rendimento del capitale tangibile del 14% circa e un rapporto prezzo/utile stimato per il 2024 di circa 6 volte. «Ci aspettiamo che il mercato continui a monitorare attentamente la situazione. Abbiamo una raccomandazione di acquisto su Bank Leumi e Bank Hapoalim BM, e una raccomandazione neutral su Mizrahi Tefahot Bank e Israel Discount Bank», affermano gli analisti di Citi, analizzando le possibili implicazioni degli attuali sviluppi sulle banche israeliane.
Finora non hanno fornito indicazioni su eventuali impatti potenziali (se ce ne saranno). Uno degli impatti immediati è stato l'aumento del costo del capitale delle banche, ora intorno al 13,5% in media, che potrebbe portare volatilità nel breve termine a seconda dell'incertezza in corso e degli sviluppi futuri. Altri impatti nel breve termine potrebbero includere la potenziale valutazione a fair value degli asset e la possibile svalutazione di immobili. L'eventuale impatto sulla qualità del credito (se ci sarà) dipenderà probabilmente dagli sviluppi macroeconomici che a loro volta dipenderanno dalla natura/durata del conflitto in corso, precisano a Citi. «Per il 2023 stimiamo un costo del rischio di circa 40 punti base in media e ogni aumento di 10 punti base nel costo del rischio influisce negativamente sugli utili delle banche di circa il 4%. Potrebbe esserci anche il rischio di una frenata nella crescita dei prestiti bancari e dei ricavi da commissioni, a seconda degli sviluppi futuri», stimano gli analisti di Citi.
Il ratio Npl delle banche israeliane era di circa lo 0,8% in media nel secondo trimestre del 2023 (più basso per Bank Leumi a circa lo 0,6% e più alto per Mizrahi Tefahot Bank e Israel Discount Bank a circa lo 0,9%). Il costo del rischio era di circa 40 punti base in media, più basso per Bank Leumi e Mizrahi Tefahot Bank a circa 30 punti base e più alto per Bank Hapoalim BM a circa 56 punti base (legato a un aumento delle svalutazioni).
Il Cet1 medio era di circa l’11% nel secondo trimestre del 2023, con un buffer superiore ai requisiti di circa 110 punti base (più alto per Bank Hapoalim BM a circa 130 punti base e più basso per Mizrahi Tefahot Bank a circa 60 punti base). Invece, il liquidity coverage ratio (LCR) medio era del 130% circa con un aumento dei depositi del circa 2% anno su anno. In generale, le banche israeliane hanno mostrato risultati solidi nel secondo trimestre del 2023, con un rendimento medio del capitale proprio di circa il 18% (più alto per Mizrahi Tefahot Bank a circa il 22% e più basso per Bank Hapoalim BM a circa il 16%). Il margine di interesse è aumentato del 36% anno su anno, supportato dai tassi e da una crescita dei volumi del 9% anno su anno. Anche l'efficienza è migliorata al 38%, con costi in aumento del circa l'8% anno su anno. (riproduzione riservata)