Dopo la Svizzera è la Svezia a invertire la rotta e a dare inizio all’era del taglio dei tassi. Mercoledì la banca centrale svedese ha abbassato il tasso di interesse di riferimento per la prima volta in più di otto anni. Nello specifico, Riksbank ha tagliato il suo tasso di riferimento di 25 punti base al 3,75% dal 4%, in linea con la maggioranza degli analisti, diventando solo la seconda banca centrale di un’economia ricca e avanzata a iniziare il suo ciclo di allentamento dopo l'impennata dell'inflazione post-pandemia.
«L’inflazione si sta avvicinando all’obiettivo, le aspettative rimangono saldamente ancorate e gli aumenti salariali sono moderati, mentre l’attività economica resta debole», hanno commentato dalla banca. A marzo in Svezia è scesa al 2,2%, con l’indice core era al 2,9%. «Tuttavia», ha aggiunto la Riksbank, «le prospettive per l’inflazione sono incerte. Poiché ora scende da livelli molto elevati, vi è incertezza sia al rialzo che al ribasso. I rischi che potrebbero far salire nuovamente l’inflazione in Svezia sono legati soprattutto alla forte economia americana, alle tensioni geopolitiche e al tasso di cambio della corona». In questo quadro i banchieri hanno spiegato che l’aggiustamento della politica monetaria in futuro dovrebbe essere improntato alla cautela, con tagli graduali del tasso di riferimento.
La palla passa ora alla Bank of England che, secondo gli analisti, nella riunione di giovedì 9 maggio non opterà subito per un taglio al costo del denaro (mantenendolo al 5,25%) ma probabilmente indicherà una crescente fiducia nel fatto che l’inflazione nel Regno Unito si stia dirigendo nella giusta direzione. Nonostante questo un taglio dei tassi inglesi dovrebbe avvenire non prima di giugno o settembre. Ad essere più sicura di un taglio dei tassi (ora al 4,5%) già a giugno sembra la Banca Centrale Europea guidata da Christine Lagarde. I banchieri centrali hanno infatti più volte ribadito che, salvo stravolgimenti sui dati macroeconomici, un primo allentamento di politica monetaria già a giugno è necessario.
Più lontana la Federal Reserve dove i tassi di interesse sono fermi al 5-5,25%. Mercoledì il presidente Jerome Powell ha avvertito che ci vorrà più tempo del previsto perché la banca centrale americana «acquisisca fiducia» sul fatto che l’inflazione sia su un percorso sostenibile verso il 2%. I commenti fanno seguito a una serie di dati deludenti, tra cui un aumento del parametro di crescita dei prezzi preferito dalla Fed al 2,7% a marzo, al di sopra delle previsioni degli analisti. Tuttavia, i principali banchieri centrali in Europa, tra cui Andrew Bailey e Christine Lagarde, hanno insistito sul fatto che non incontreranno le stesse difficoltà nel riportare l’inflazione al livello target perché la crescita dei prezzi in Europa e nel Regno Unito è meno guidata dalla domanda rispetto agli Stati Uniti. (riproduzione riservata)