Abbondano in queste giornate agostane le cronache sull’ottima performance, nel contesto europeo, di diverse banche italiane, a cominciare dalle principali, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Merito, lo abbiamo scritto spesso, della politica monetaria e delle capacità dei banchieri, nonché del lavoro del personale.
Naturalmente ha concorso la Vigilanza bancaria e finanziaria. Questo periodo delle vacche grasse dovrebbe essere utilizzato, però, non solo dalle banche, ma anche a livello europeo, per revisioni e riforme nella regolamentazione, negli assetti istituzionali e nei controlli.
Permane, innanzitutto, l’insoddisfatta esigenza di una profonda riforma normativa del settore richiesta da diverse ed autorevoli parti. Ma quale migliore condizione non solo per gioire per i successi degli utili prodotti, non solo per il valore creato, nei modi anzidetti, per gli azionisti, ma anche per affrontare una strategia anticipatrice e precauzionale rispetto a condizioni future avverse. Non cullarsi nei successi (da spartire) e pensare, invece, al futuro che, come diceva Einstein, arriva presto.
Non siamo ai sogni della Genesi sulle vacche grasse e magre, ma dobbiamo prendere atto di un insegnamento plurisecolare di prudenza e prevenzione. In questo quadro, l’Europa è chiamata a dare risposte concrete, innanzitutto sul persistente mancato rimedio alla netta parzialità con la quale è stato finora attuato il progetto di Unione Bancaria approvato in fretta e furia undici anni fa, per di più con gravi errori normativi.
Cosa è più naturale del progettare, quando si sta bene, ciò che bisogna fare se malauguratamente sopravviene un malanno (le vacche magre)? Eppure è ancora incompleta la normativa sulla risoluzione delle banche in crisi, così come quella sul fondo di dotazione, per non parlare del terzo pilastro che riguarda l’assicurazione europea dei depositi.
Cosa si aspetta, insomma, a por mano al tema della risoluzione? Dobbiamo attendere che si verifichino nuovi casi di crisi - Quod Deus avertat - per poi piangere sul latte versato e dichiarare che sono necessarie riforme e nuove norme, senza darvi poi alcun seguito? Maiora premunt? Vi sono impegni più importanti?
Certo, ma non è affatto secondaria la necessità di completare l’Unione bancaria, superando una condizione in cui non si è più e non si è ancora, si trascura la sussidiarietà e si neglige l’accentramento. Ciò chiama in ballo anche la questione Mes su cui è intervenuto di recente il presidente dell’Abi Antonio Patuelli. Il Meccanismo resta su di un binario morto? O si pensa, come sarebbe doveroso, risuscitarlo, magari attribuendogli un nuovo ruolo e facendolo entrare, a pieno titolo, nel diritto europeo? È accettabile che alla mancata ratifica del Trattato sul Mes da parte dell’Italia non siano seguite proposte alternative e dispiegate le necessarie iniziative?
E non ci soffermiamo qui sui cripto asset sui quali, a fronte di un’inadeguata regolamentazione europea, si registrano le proposte e le sollecitazioni del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e del presidente della Consob Paolo Savona, che da tempo scrive anche icastici saggi sul tema. Quando ci si sveglierà a Bruxelles e non per stabilire, dopo presumibili defatiganti riunioni, per esempio i centimetri di una busta? (riproduzione riservata)