Il modello da seguire è quello della vigilanza bancaria. Ma come accadde dieci anni fa con la Bce, non sarà semplice convincere gli Stati membri a cedere competenze all’Esma. Ieri la Commissione ha mosso comunque il primo passo in questa direzione con delle misure pensate per ridurre la frammentazione del mercato dei capitali e rendere i risparmi europei più produttivi, stimolando anche i finanziamenti alle imprese.
Come anticipato da MF-Milano Finanza, l’intervento principale del nuovo pacchetto legislativo - parte della più grande Savings and Investments Union - è il rafforzamento dei poteri dell’Esma. Finora l’ente che vigila sul mercato comunitario si era limitato a coordinare le diverse autorità nazionali (la Consob in Italia). Adesso queste ultime cederanno alcune competenze all’organismo basato a Parigi, a cui spetterà la vigilanza su nove piattaforme di negoziazione di dimensione transfrontaliera.
L’Esma sorveglierà anche i fornitori di servizi sulle cripto, area ancora più problematica da quando è stata approvata la nuova normativa europea sul settore. Il rischio è che le autorità nazionali la applichino in modo diverso, spingendo le società di criptovalute a chiedere la licenza per agire in tutta l’Ue nelle giurisdizioni più permissive. La vigilanza unificata previene questo pericolo e agevola anche chi si muove in più Stati.
Semplificare le operazioni transfrontaliere è fondamentale per creare un vero mercato europeo dei capitali. Nell’Unione esistono 314 sedi di negoziazione, 165 Mtf e 30 Otf, frammentazione che dissuade gli investitori e rende meno produttivi i 10 mila miliardi custoditi nei depositi bancari del Vecchio Continente. Per invertire la rotta la Commissione ha annunciato delle semplificazioni normative, che vanno dall’introduzione dello status di operatore paneuropeo al potenziamento del sistema di passaporto per i mercati regolamentati.
Un elenco arricchito dalla rimozione degli ostacoli all’integrazione nel trading, post-trading e nella gestione patrimoniale, e dalla riduzione delle differenze di costo tra transazioni nazionali e transfrontaliere. «Per troppo tempo abbiamo tollerato un livello di frammentazione che frena la nostra economia. Oggi cambiamo rotta», commenta Maria Luís Albuquerque, commissaria per i Servizi Finanziari. «Con un vero mercato finanziario unico, offriremo alle persone migliori opportunità per accrescere la loro ricchezza e sbloccheremo risorse per le priorità dell’Ue».
Un progetto ambizioso, che però scatenerà le proteste di alcuni Stati, da sempre restii a cedere sovranità a Bruxelles. Paesi come Lussemburgo e Irlanda sono gelosi del vantaggio competitivo accumulato (anche con una tassazione agevolata) sulle altre piazze finanziarie. Quindi per la Commissione non sarà facile ottenere l’ok del Consiglio (i governi), che negozierà la proposta con il Parlamento Ue.
Il rischio è perdere ancora competitività perché la frammentazione dei mercati rallenta l’economia. Un dato è indicativo: nel 2024 la capitalizzazione di Wall Street valeva il 270% del pil Usa mentre quella delle borse europee era ferma al 73% dell’Unione. (riproduzione riservata)