«Il Fmi stima che l’Ucraina avrà bisogno di 135 miliardi nei prossimi due anni per scopi civili e per continuare a difendersi dalla Russia. Kiev potrà contare su di noi perché gli forniremo gli strumenti per resistere e negoziare da una posizione di forza. Vogliamo rendere la guerra più costosa per Putin e costringerlo a sedersi al tavolo dei negoziati».
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, presenta due proposte per finanziare l’Ucraina nel 2026 e nel 2027. L’Ue coprirà due terzi del fabbisogno, circa 90 miliardi, mentre il resto (è l’auspicio di Bruxelles) sarà fornito dai partner internazionali. Con il denaro Kiev potrà rafforzare la sua industria militare, da integrare in quella europea, e acquistare armi dai Paesi Ue. Ma riceverà i prestiti europei solo se rispetterà lo stato di diritto e combatterà la corruzione diffusa nel Paese ed evidenziata dai recenti scandali.
La Commissione ha lavorato a due soluzioni, su cui si esprimeranno gli Stati membri nel Consiglio Europeo del 18-19 dicembre, in modo da finanziare gli ucraini il prima possibile. La prima ipotesi è un prestito dell’Ue, che si rivolgerebbe ai mercati per raccogliere i fondi necessari, garantiti dal bilancio europeo. Questa proposta richiede l’unanimità. La seconda strada prevede invece di utilizzare gli asset russi congelati, che sono 210 miliardi e per la maggior parte (180 miliardi) sono custoditi dalla società belga Euroclear, per un prestito di riparazione.
I beni di Mosca liquidabili (ad esempio titoli di Stato già scaduti) verranno usati per comprare dei bond emessi dall’Ue (e garantiti dai governi in proporzione al reddito nazionale) per un massimo di 210 miliardi, anche se si partirebbe con 90 miliardi. Così si eviterebbe una confisca che cozzerebbe con il diritto internazionale. Bruxelles girerà il ricavato all’Ucraina, che lo dovrebbe restituire solo dopo esser stata risarcita dalla Russia.
Circa 45 miliardi, invece, rimarranno in una riserva che servirà a rimborsare i prestiti già concessi dal G7, in modo da ridurre il peso sui conti pubblici di Kiev. L’intero meccanismo richiede solo la maggioranza qualificata, circostanza che permetterebbe di disinnescare i veti di Ungheria e Slovacchia.
Toccherà agli Stati membri decidere quale delle due proposte sia la migliore, nella consapevolezza che finanziare Kiev non è più un’opzione ma un obbligo se si vuole garantire la sicurezza dell’Europa. E non è escluso un uso in contemporanea delle due soluzioni. La prima addossa il costo sui governi, mentre la seconda non ha impatti sui bilanci nazionali. Diversi Paesi però restano perplessi, soprattutto il Belgio, che ha chiesto agli altri Stati membri delle solide garanzie in caso di controversia legale con la Russia.
«Abbiamo ascoltato i timori del governo belga e ne abbiamo tenuto conto», spiega von der Leyen. «Per questo motivo abbiamo previsto delle salvaguardie per ridurre i rischi con un meccanismo di solidarietà, in cui l’Ue interverrà in ultima analisi, per distribuire gli oneri in modo equo. Poi garantiremo che una richiesta di risarcimento illegittima fuori dall’Unione non possa essere eseguita dentro i nostri confini». Al Belgio però non basta. «Il testo che la Commissione presenterà oggi non soddisfa le nostre preoccupazioni», spiega il ministro degli Esteri, Maxime Prevot, a margine della ministeriale della Nato.
Il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, scende ancora più nel dettaglio. «Le garanzie copriranno l’Unione nel caso, improbabile, in cui debba rimborsare il prestito e proteggeranno anche qualsiasi Stato membro costretto a risarcire la Russia, sebbene il rischio sia molto basso», spiega l’ex premier lettone.
«Primo, non si tratta di atti dei singoli Stati ma dell’Ue e conformi al diritto internazionale. Secondo, garantiremo che le rivendicazioni contro il Belgio non possano essere fatte valere nell’Ue. Terzo, per far fronte al rischio di esecuzione forzata sui beni di uno Stato membro in Paesi terzi, introdurremo una disposizione per risarcire i danni. Quarto, scoraggeremo chiunque provi a facilitare le pretese della Russia dentro e fuori l’Unione».
La Commissione proporrà anche delle disposizioni per mantenere gli asset russi immobilizzati a tempo indeterminato. Un modo per non dover più ottenere il via libera di Budapest ogni volta che deve rinnovare le sanzioni sui beni di Mosca. (riproduzione riservata)