La Commissione Europea lancia la roadmap sui crediti natura per incentivare gli investimenti privati che proteggono l’ambiente e premiare chi intraprende tali azioni. A differenza dei crediti di carbonio, che si basano sulle tonnellate di Co2 equivalente, quelli naturalistici si misurano in termini di miglioramento della biodiversità.
«Con tre quarti delle imprese dell’area dell’euro che dipendono dall’ambiente, questi crediti si stanno affermando come uno strumento innovativo che cambia il modo in cui valutiamo la natura e come una risorsa che attrae investitori», scrive Bruxelles in una nota. «I crediti natura rappresentano un’opportunità sia per le imprese che per il ripristino ambientale».
La tabella di marcia della Commissione partirà già nel 2025 con un gruppo di esperti che guiderà lo sviluppo tecnico e normativo dei mercati green. Bruxelles inoltre effettuerà una valutazione della domanda e dell’offerta di crediti natura, e fino al 2027 lavorerà per creare un progetto pilota comune, finanziato da fondi Ue già esistenti.
Paesi come Francia, Finlandia, Irlanda e Italia hanno già avviato iniziative di questo tipo a livello nazionale. Ora l’Ue si è impegnata a destinare il 10% del proprio bilancio alla biodiversità entro il 2026-2027 e a raddoppiare la spesa esterna portandola a 7 miliardi. Ma secondo una stima ogni anno saranno necessari 65 miliardi per gli investimenti nella biodiversità, da individuare combinando finanziamenti pubblici e privati.
«Dobbiamo mettere la natura in bilancio. È esattamente ciò che fanno i crediti natura», commenta la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. «Se ben progettati, forniranno uno strumento efficiente e orientato al mercato che incoraggerà il settore privato a investire e innovare. Con investimenti e innovazione, generiamo reddito per coloro che lavorano per proteggere la natura, compresi i nostri agricoltori, i nostri proprietari terrieri e i nostri silvicoltori». (riproduzione riservata)