«Più velocemente sposteremo le nostre truppe, più forti saranno la nostra deterrenza e difesa. Alcuni Paesi chiedono ancora un preavviso di 45 giorni per permettere agli eserciti alleati di attraversare i loro confini nelle esercitazioni. Queste tempistiche non sono più accettabili undici anni dopo l’annessione russa della Crimea». Basta questo esempio fatto da Kaja Kallas per capire perché l’Europa stia lavorando a una Schengen della difesa.
L’alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri ha presentato a Bruxelles un pacchetto sulla mobilità militare, pensato per accelerare lo spostamento degli eserciti dei 27 Stati membri in caso di necessità. Per riuscirci la Commissione preparerà una proposta di regolamento - da negoziare poi con Consiglio (i governi) e Parlamento Europeo - che armonizzerà le norme nazionali sul trasporto militare allineando le 27 diverse procedure. L’obiettivo è ridurre i tempi di movimento degli eserciti a tre giorni, non più settimane come accade oggi.
Il piano prevede massicci investimenti nelle infrastrutture («se un ponte non può trasportare un carro armato da 60 tonnellate, abbiamo un problema», semplifica Kallas) per permettere alle truppe europee di arrivare il più velocemente possibile in Ucraina, assicurandole un rapido supporto in caso di necessità. «Con la Nato abbiamo individuato oltre 500 punti critici lungo quattro corridoi militari, progetti prioritari che dovranno essere completati entro il 2030», spiega Apostolos Tzitzikostas, commissario greco ai Trasporti.
«Questo sforzo richiederà circa 100 miliardi, ma i governi possono già agire in autonomia con l’aiuto di Safe (il nuovo debito comune per la difesa, ndr) e i fondi per la coesione. Dopo il 2028 arriverà in soccorso anche il prossimo bilancio settennale, dove la dotazione del meccanismo per collegare l’Europa sarà aumentata di dieci volte a 17 miliardi».
Una logistica efficiente, insomma, può fare la differenza tra vincere e perdere una guerra. Ma l’intervento della Commissione non è legato solo a logiche militari perché le infrastrutture da potenziare (gallerie, ponti, ferrovie) hanno anche una destinazione d’uso civile. Senza contare che «i cantieri aperti creeranno centinaia di migliaia di posti di lavoro», aggiunge Tzitzikostas, «e produrranno un impatto significativo sull’economia europea».
La palla passa ora agli Stati membri, che dovranno individuare i progetti più strategici e collaborare tra loro. Non solo per coordinare gli eserciti, ma anche nella logistica perché un intervento in un Paese dovrà essere accompagnato da uno simile in quello vicino, altrimenti non avrebbe effetto. Sempre per lo stesso criterio, il pacchetto sulla mobilità militare creerà un quadro di emergenza per procedure ancora più rapide in caso di crisi.
«Stiamo gettando le basi per un’Europa più sicura e interconnessa, garantendo uno spostamento rapido e senza soluzione di continuità di eserciti e attrezzature in tutto il continente», sintetizza Henna Virkkunen, la vicepresidente esecutiva finlandese per la Sovranità tecnologica. «La mobilità militare è una priorità assoluta per rafforzare la nostra difesa. Insieme costruiremo un’Unione che resista a qualsiasi sfida».
È stata la guerra in Ucraina a spingere l’Ue a creare una Schengen militare. Il conflitto con la Russia ha messo in luce la rapidità con cui evolve la tecnologia bellica visto che sui campi di battaglia non dominano più i carri armati, ma innovazioni come l’AI e i droni. Ecco perché la Commissione ha presentato anche una roadmap per innovare l’industria militare europea.
Quattro le priorità. La prima, un fondo di fondi da 1 miliardo per aiutare le startup del settore a trovare le risorse necessarie a crescere senza affidarsi solo a investitori extracomunitari. La seconda, l’accelerazione della fase di sviluppo delle tecnologie, passaggio obbligatorio per ridurre i tempi di produzione dell’industria da anni a mesi. Terza priorità, la Commissione renderà la direttiva sugli appalti pubblici per la difesa più trasparente e meno complessa, in modo da facilitare l’accesso delle imprese al mercato. L’ultimo passo servirà invece ad attrarre e trattenere i talenti con tirocini e posti di lavoro in pmi, startup e scaleup del settore.
«Un’Europa forte ha bisogno di un’industria innovativa», spiega Andrius Kubilius, commissario lituano per la Difesa. «La tabella di marcia per la trasformazione digitale accelera la nostra transizione verso un ecosistema militare più moderno, dinamico e innovativo. In questo modo, anche grazie al pacchetto sulla mobilità, tramuteremo la forza industriale in prontezza operativa e ci assicureremo che l’Ue si sposti con rapidità come un’unica entità». (riproduzione riservata)