L’inflazione è calata oltre le attese in Germania a ottobre, arrivando al 3% (secondo i dati armonizzati) dal 4,3% di settembre. Così il valore ha raggiunto il minimo da più di due anni. Anche il dato per l’Eurozona, che sarà pubblicato il 31 ottobre, indicherà una netta discesa attorno al 3%, un livello che è meno di un terzo di quello di un anno fa, quando era stato raggiunto il picco al 10,6%. Lo scenario rende sempre più chiaro che la Bce non alzerà i tassi e invece potrebbe dover anticipare i tempi del taglio. Francoforte ha sottostimato la velocità della disinflazione, con il pericolo di aver varato una stretta troppo forte fino a settembre, prima cioè della pausa sui tassi nell’ultimo consiglio direttivo del 26 ottobre.
Ieri alcuni falchi del board, come lo slovacco Peter Kazimir e il lituano Gediminas Simkus, hanno tentato di respingere (senza successo) l’attesa dei mercati di una riduzione dei tassi nella prima metà del 2024. Gli operatori vedono un taglio già a marzo con una probabilità del 35% che sale all’85% per aprile e diventa una certezza per giugno. Un secondo taglio è già atteso per luglio. Dopo i dati dell’inflazione del 30 ottobre, l’attesa di una politica monetaria meno severa ha spinto al ribasso anche i rendimenti dei titoli di Stato, in particolare quelli italiani (-6 punti base al 4,73% sulla scadenza a dieci anni).
La discesa dell’inflazione tedesca è stata guidata dal calo dell’energia ma anche della componente di fondo, che in Germania è passata dal 4,6% di settembre al 4,3% di ottobre. Il carovita in Spagna, da alcuni mesi più basso rispetto al resto dell’Eurozona, è salito meno delle attese al 3,5% (dal 3,3% del mese precedente), mentre la parte core ha continuato a scendere (dal 5,8 al 5,2%). Anche in Italia, secondo Intesa Sanpaolo, l’inflazione è attesa scendere «bruscamente» in ottobre (al 2,4% dal 5,3% di settembre secondo i dati non armonizzati), per poi risalire nei primi mesi del 2024. Poi è attesa una nuova fase discendente, sino al 2,2% alla fine dell’anno prossimo. Oggi sarà pubblicato il dato dell’Eurozona di ottobre che si collocherà tra il 2,9 e il 3,1%. Sarebbe un calo ancora superiore alle aspettative, come già avvenuto a settembre.
Mentre l’inflazione cala in modo rilevante, l’economia ristagna nella migliore delle ipotesi. Il pil della Germania nel terzo trimestre è sceso dello 0,1%, un dato superiore alle previsioni, che comunque mette Berlino a rischio recessione nel quarto (in attesa di capire se ci saranno correzioni al ribasso dei dati, come è accaduto negli scorsi trimestri). L’indice composito di fiducia economica Esi della Commissione Ue di ottobre è sceso a 93,3 da 93,4 punti.
La Bce ha mostrato nell’ultimo consiglio un orientamento più cauto sull’economia con la pausa sui tassi e lo stop a modifiche sui reinvestimenti del Pepp. Il pil sta frenando più delle attese e l’inflazione sta scendendo oltre le previsioni. Ci sono rischi sul prezzo di gas e petrolio ma il recente rialzo è giudicato temporaneo dai mercati e in ogni caso secondo Bce non avrebbe lo stesso effetto inflazionario della guerra in Ucraina. Oggi i tassi sono già in territorio restrittivo con una domanda debole. Inoltre c’è una doppia stretta sulle condizioni finanziarie, a causa del rialzo dei tassi importato dagli Usa e della restrizione creditizia che sta superando le aspettative della Bce in termini di domanda e offerta di prestiti.
Prima di ridurre i tassi Francoforte vuole conferme in particolare sui salari che arriveranno nei primi mesi del 2024. Perciò la riunione di dicembre potrebbe non essere decisiva. Ma con il passare dei mesi, se l’andamento macro resterà lo stesso, la Bce sarà sempre più sotto pressione sul taglio, come ha osservato ieri Gilles Moëc di Axa Im. L’economia europea è in condizioni peggiori di quella americana. Perciò anche Jean-Laurent Bonnafé, ceo di Bnp Paribas, ha invitato la Bce a non ritardare la sforbiciata ai tassi. (riproduzione riservata)