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Jerome Powell, presidente della Fed
Jerome Powell, presidente della Fed
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L’inflazione Usa sale oltre le attese al 3,5% a marzo. Sempre più lontano il primo taglio dei tassi Fed. Il rendimento del T-bond torna sopra il 4,5%

10 aprile 2024, 14:49 Ultimo aggiornamento: 20:18

Secondo il FedWatch Tool di Cme, il mercato assegna ora una probabilità del 26% a una riduzione del costo del denaro nel meeting del 12 giugno, ben al di sotto del 56,2% pre-dato | Il Ftse Mib si porta sotto la parità. Euro in picchiata

Un’altra sorpresa, negativa, che dovrebbe annullare del tutto la possibilità che il costo del denaro possa iniziare a scendere già a giungo negli Stati Uniti. L’inflazione oltreoceano è rimasta più alta del previsto nel mese di marzo, attestandosi al 3,5% in termini tendenziali, in rialzo rispetto a febbraio (+3,2%) e oltre le previsioni degli economisti (+3,4%). Su base mensile il dato sull’indice dei prezzi al consumo è salito per il terzo mese consecutivo allo 0,4% (+0,3% le attese degli analisti), restando su un livello più alto del doppio rispetto al tasso che si dovrebbe mantenere costantemente per riportare l’indice generale al target del 2% su base annuale. Anche la componente core, al netto dei prezzi più volatili di cibo e ed energia, ha segnato un progresso superiore alle attese al +3,8%, come a febbraio, mentre le stime erano dper un +3,7%. A spingere il carovita è stata soprattutto la forza dei prezzi dei servizi per le abitazioni, con gli affitti che sono rimasti su livelli elevati e che potrebbero riflettersi su un aumento significativo dei salari. In aumento anche l’assicurazione auto (+2,6%), le riparazioni auto (+1,7%) e i servizi sanitari (+1,2%), mentre i prezzi dei beni di consumo sono scesi dello 0,2%.

Si allontana il primo taglio dei tassi della Fed

Le evidenze scaturite dai dati hanno fatto crollare la probabilità di un taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve nella riunione di giugno. Secondo il FedWatch Tool di Cme, il mercato dopo il rapporto del Bureau of statistics scontava una probabilità del 26% di una riduzione del costo del denaro nel meeting del 12 giugno, ben al di sotto del 56,2% pre-dato.

L’ipotesi di una riduzione ai Fed Funds a maggio era già stata archiviata dai mercati dopo i primi indicatori statunitensi di gennaio e febbraio che descrivevano un’economia più resiliente del previsto. A far preoccupare di più gli investitori sono stati però i dati di scorsa settimana sul mercato del lavoro, con le buste paga del settore non agricolo che hanno battuto nettamente le aspettative, aumentando di 303 mila unità rispetto alle 270 mila del mese precedente e in confronto a una stima del consenso che le vedeva a 212 mila. A scendere è anche il tasso di disoccupazione del mese di marzo, da 3,9% a 3,8%, per un totale di 6,4 milioni di persone senza lavoro. L’occupazione, insieme all’inflazione, resta l’elemento chiave per capire l’indirizzo delle prossime mosse della banca centrale Usa in politica monetaria.

La Fed inizierà a tagliare i tassi da settembre?

In questo quadro, secondo Moneryfarm e Ing un taglio dei tassi già a giugno risulta adesso meno probabile. Secondo gli esperti per vedere una mossa a inizio estate bisognerebbe vedere la crescita delle buste paga rallentare più vicino alle 100 mila unità ed entrambi i dati sull’inflazione attestarsi allo 0,2% mensile. «Salvo una rapida inversione di tendenza dell’economia statunitense, non è prevedibile un taglio dei tassi all’inizio dell’estate», sottolineano gli analisti di Ing, secondo cui i dati potrebbero far vacillare la Fed anche nella riunione di luglio, «il che significherebbe che si potrebbe dover aspettare settembre per l’inizio dell’allentamento». Lo scenario limiterebbe la banca centrale americana a un massimo di soli tre tagli dei tassi nel 2024, proprio come indicato dallo stesso Fomc nell’ultimo dot plot (il grafico a punti con le previsioni sui tassi dei banchieri) di fine marzo, in cui si è delineata una riduzione ai Fed Funds di 25 punti entro l’anno al 4,6%. «L’inflazione di gennaio e febbraio in aumento», aveva detto il presidente Jerome Powell alla fine dell’ultima riunione di politica monetaria, «mostra che il percorso disinflazionisitico non è lineare. Non reagiremo in modo eccessivo a questi dati, né li ignoreremo». Gli indici di Wall Street sono scesi di oltre l’1% dopo i dati, mentre i rendimenti dei Treasury americani hanno virato al rialzo: il T-bond biennale rende il 4,969%, vicino quota 5%, e il decennale il 4,508%.

(riproduzione riservata) 



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