Prosegue anche nel Regno Unito il progressivo allentamento della morsa dell’inflazione. L’indice annuale dei prezzi al consumo a marzo è sceso per il secondo mese consecutivo, dal 3,4% al 3,2%, meno delle attese degli analisti che lo vedevano al 3,1, raggiungendo, però, il livello più basso da settembre 2021.
Escludendo la volatilità dei costi di cibo e carburante per avere un’idea migliore della tendenza sottostante, l’inflazione core in Inghilterra si è attestata al 4,2%, in calo rispetto al 4,5% di febbraio. La lettura è importante soprattutto se letta in rifletto ai politici della Banca d’Inghilterra che la monitorano per avere un’idea dello slancio dell’inflazione considerandola uno dei dati chiave quando si tratta di fissare i tassi di interesse.
L’annuncio arriva mentre la Bank of England (BoE) considera i tempi di un primo taglio dei tassi di interesse dopo aver aumentato i costi di finanziamento al livello più alto dalla crisi finanziaria del 2008 in risposta all’impennata dell’inflazione. Il carovita ha raggiunto nell’ottobre 2022, dopo la pandemia di Covid e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il massimo degli ultimi 41 anni, pari all'11,1%.
Ciò che bisognerà capire è se questi dati basteranno alla banca centrale per dirsi pronta a un primo taglio già in estate. Ora il timore è che il carovita in Uk stia seguendo la stessa tendenza di quello Usa portando le banche centrali a prendere in considerazione un rinvio dei primi tagli ai tassi. Dopo i primi dati dell’inizio dell’anno molti esperti si erano già espressi a favore di un primo taglio per la fine dell’estate. Una mossa che arriverebbe dopo quindi la svolta della Banca Centrale Europea che, come confermato martedì dalla presidente Christine Lagarde, dovrebbe arrivare già a giugno in assenza di gravi shock.
Per quanto più bassa del previsto, in effetti, l’inflazione del Regno Unito resta più alta di quella dell’Eurozona che è stata provvisoriamente stimata al 2,4% a marzo. Anche in Francia, l’inflazione annuale è scesa al 2,4%, mentre in Germania è pari solo al 2,3%. Solo negli Stati Uniti l’inflazione è effettivamente aumentata a marzo, al 3,5%, creando il timore che le pressioni inflazionistiche siano più persistenti di quanto sperato e abbassando le previsioni per un primo taglio imminente ai Fed Funds. (riproduzione riservata)