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L’inflazione dell’Eurozona scende più del previsto a giugno (5,5%), ma il dato core sale e aiuta la Bce
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L’inflazione dell’Eurozona scende più del previsto a giugno (5,5%), ma il dato core sale e aiuta la Bce

30 giugno 2023, 11:12 Ultimo aggiornamento: 11:41

La componente di fondo, che esclude energia e alimentari, è salita al 5,4% come da previsioni. Oltre che l’indice dei prezzi al consumo Francoforte dovrà guardare al mercato del lavoro

L’inflazione dell’Eurozona a giugno si è attestata al 5,5%, secondo i dati preliminari, forniti dall’Eurostat, un dato inferiore alle attese degli analisti (al 5,6%). A pesare è però ancora l’inflazione core, al netto dell’energia e degli alimentari, che è rimasta ostinatamente alta ed è salita al 5,4% dal 5,3% come da previsioni. Ciò è dovuto principalmente agli effetti sull'inflazione dei servizi derivanti dal sostegno del governo tedesco lo scorso anno.

Carte nelle mani dei falchi Bce 

Il dato core della zona euro in rialzo segna una pausa dal trend disinflazionistico che si erano innescato da inizio anno. Una interruzione non uno stop, hanno però precisato gli esperti. Anche in Germania la componente di fondo è salita, mentre il Spagna e Italia è scesa ma di poco, restando ancorata su livelli elevati.

Il dato core rimarrà il punto cruciale su cui la Bce si focalizzerà nei prossimi meeting. La presidente Christine Lagarde al forum di Sintra ha confermato la messa in campo di un nuovo rialzo dei tassi per il mese di luglio. E indubbiamente il dato di ieri sull’inflazione della Germania e quello sull’inflazione della zona euro offrono una giustificazione chiara ai falchi del board per sostenere questa decisione. In generale gli esperti credono che per vedere un calo più veloce dell’inflazione bisognerà aspettare la fine dell’estate, dopo che l’incremento dei prezzi dei servizi legati al turismo si modereranno.

In ogni caso il messaggio proveniente da Sintra questa settimana è stato abbastanza chiaro: c'è ancora molto lavoro da fare. La Bce ritiene che sia più costoso fare troppo poco in termini di rialzi che fare troppo, il che porta gli esperti ad aspettarsi rialzi dei tassi a luglio e settembre. A quel punto una pausa della stretta diventerà più probabile. 

Ma i dati sono più positivi di quanto si pensi

In realtà se si guardano più nel dettaglio i dati, a preoccupare Francoforte sarà probabilmente più il mercato del lavoro che l’indice dei prezzi al consumo. «Sia l’inflazione dei beni che dei servizi dell’Eurozona ha registrato un modesto calo a giugno, in linea con l’attuale tendenza disinflazionistica. L’inflazione dei beni industriali non energetici è scesa dal 5,8% di maggio al 5,5% di giugno e prevediamo che diminuirà ulteriormente nei prossimi mesi, mentre l’inflazione dei servizi potrebbe rimanere elevata sulla base degli effetti base e possibilmente sulla crescita dei salari, aumentando la pressione al rialzo dei costi. Tuttavia, l’inflazione complessiva continua a trainare i forti cali», spiegano da Ing.

A rimanere più caldo è il mercato del lavoro, una preoccupazione fondamentale per la Bce. Mentre ci sono i primi timidi segnali di raffreddamento, infatti, la disoccupazione è rimasta stabile al minimo storico del 6,5% a maggio. (riproduzione riservata) 



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