L’inflazione e la crescita economica americana non fanno bene all’euro. Dopo il ciclo di maxi rialzi dei tassi da parte delle banche centrali di tutto il mondo, la svolta al ribasso per alcune di esse sembra essere più vicina che per altre. Mentre si attende giugno per confermare la riduzione dei tassi da parte della Banca Centrale Europea (Bce), i tempi della Fedrale Reserve (Fed) rimangono incerti. Secondo Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia, proprio questa eventuale discrepanza sui tempi delle due banche centrali potrebbe portare a una significativa svalutazione dell’euro rispetto al dollaro.
L’inflazione negli Stati Unti è ancora molto elevata (al 3,5%) soprattutto se si considera il tasso core (al 3,8% su base annua e +0,4% su base mensile). Secondo l’esperto non si tratta di un fenomeno strutturale, ma è abbastanza importante da generare un ritardo nell’aspettativa di taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. All’inizio dell’anno, il mercato prevedeva sei o otto tagli dei tassi a partire da marzo. Ora ne sono previsti solo due, a partire da settembre e l’inizio dei tagli potrebbe addirittura slittare a dicembre se l’inflazione non dovesse diminuire significativamente entro l’autunno.
In questo quadro il mercato si chiede quali sarebbero gli effetti nel cambio euro/dollaro se la Fed arrivasse a tagliare i tassi effettivamente dopo la Bce. Nell’ipotesi in cui si confermasse il taglio dei tassi a giugno da parte della Bce, secondo l’esperto, il differenziale di tasso si aggiungerebbe al differenziale di performance economica, portando a un calo più marcato dell’euro. Il mercato è già fortemente posizionato sul dollaro a causa della solidità dell’economia Usa, degli aumenti di produttività (tra il 3-4% al trimestre rispetto al dato negativo dell’Eurozona), della ricerca di rendimenti più elevati e del rischio associato alle elezioni presidenziali statunitensi (che favorisce il dollaro come bene rifugio).
Secondo il rapporto Commitment of Traders della Cftc (Commodity Futures Trading Commission), per la terza settimana consecutiva gli intermediari finanziari e gli investitori istituzionali hanno aumentato significativamente le loro posizioni sul dollaro statunitense prima ancora di conoscere il dato sull’inflazione.
Finché il cambio euro/dollaro non scenderà sotto la soglia di 1,05, «riteniamo che la Bce non si preoccuperà eccessivamente del tasso di cambio e dell’impatto di un euro debole sull’inflazione. Anche se l'euro dovesse scendere ben al di sotto di questa soglia, sappiamo che la banca centrale ha pochi strumenti di azione per limitare il deprezzamento dell'euro, a parte gli interventi verbali, che sono intrinsecamente rischiosi», evidenzia Sansone. Come il resto del mercato, l’esperto resta ribassista sul cross euro/dollaro con un obiettivo iniziale di 1,05. «Non possiamo escludere una riduzione ancora più marcata quest’estate, che potrebbe avvicinarsi alla soglia di 1,0350».
Altro elemento da tenere in considerazione è la bassa volatilità del rapporto tra euro e dollaro che è inferiore al 5%. Un dato considerato insolito dagli esperti, che può essere motivato dall’assenza di un’escalation sul fronte geopolitico, anche se la tensione rimane alta. «Quanto durerà? Difficile dirlo. Ma è un dato da continuare a osservare», evidenzia Sansone.
La decisione della Fed potrebbe essere ulteriormente influenzata nelle prossime settimane dall’impennata nei prezzi del petrolio, prossimi ai 90 dollari al barile, anche a causa delle rinnovate tensioni in Medioriente. Sul fronte opposto non bisogna dimenticare l’effetto sul debito pubblico dell’elevato costo del denaro. Nello scenario di stabilità dei tassi, il costo del debito per il governo federale Usa dovrebbe raggiungere quasi il 6% del pil entro la fine dell’anno. Una cifra importante, che il mercato giudica insostenibile nel lungo periodo. «Tuttavia», spiega Sansone, «se la Fed tagliasse i tassi di 150 punti base, si otterrebbe una riduzione del 33% della spesa per interessi. Un risultato significativo, di cui la banca centrale Usa terrà conto, considerando anche l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali».