La vittoria di Donald Trump rischia di frenare ulteriormente la crescita del pil europeo che è già vicina allo zero, obbligando la Bce a tagliare i tassi con più decisione. I mercati hanno reagito di conseguenza: il cambio euro-dollaro, che ha scontato anche un crescente divario tra le politiche monetarie di Fed e Bce, è sceso in misura significativa a 1,0735 (-1,7%). Secondo alcuni economisti il valore potrebbe scendere ora verso la parità.
Luis De Guindos, vicepresidente della Bce ha detto che una guerra dei dazi come quella ipotizzata da Trump (10% sui prodotti Ue e 60% su quelli cinesi) potrebbe innescare un «circolo vizioso» e avere un impatto «rilevante» sull’economia globale. «Non reagiremo immediatamente», ha aggiunto De Guindos. «Quello che faremo è incorporare nelle proiezioni le decisioni dalla nuova amministrazione statunitense. E considereremo tutti gli elementi: la politica commerciale, l’evoluzione della domanda e quella dei prezzi dell’energia».
Dopo l’ultimo consiglio direttivo la presidente Bce Christine Lagarde aveva detto rispondendo a una domanda su Trump: «Qualsiasi inasprimento delle barriere e dei dazi è un aspetto negativo per un’economia molto aperta come quella europea». Indipendentemente dal nuovo presidente Usa, la crescita dell’Eurozona potrebbe essere inferiore alle proiezioni Bce di settembre, secondo quanto detto ieri da De Guindos sulla base degli ultimi indici Pmi.
I dazi peserebbero sull’economia dell’Eurozona che dipende in misura significativa dalle esportazioni. Germania e Italia sarebbero i Paesi più colpiti. Nel 2023 l’Ue ha esportato 502 miliardi di euro di beni negli Usa e ne ha importati per per 344 miliardi, con un surplus di 158 miliardi. Gli Stati Uniti sono il principale partner e rappresentano il 19,7% delle esportazioni totali extra-Ue. Il surplus Ue con gli Stati Uniti è passato dagli 81 miliardi di euro del 2013 fino al picco di 166 miliardi nel 2021. Tra i Paesi dell’area, l’export della Germania è stato il più alto nel 2023 (157,7 miliardi), seguito da quello dell’Italia (67,2 miliardi).
«Anche se i dazi potrebbero non avere un impatto sull’Europa fino alla fine del 2025, la rinnovata incertezza e i timori di una guerra commerciale potrebbero portare l’economia dell’Eurozona in recessione alla fine dell’anno», ha rilevato Ing. Goldman Sachs prevede un impatto negativo cumulato dello 0,5% sul pil dell’Eurozona, con una flessione dello 0,6% in Germania e dello 0,3% in Italia.
La banca Usa ritiene che gli effetti di Trump sull’inflazione dell’Eurozona saranno «probabilmente modesti, perché l’Europa dovrebbe rispondere ai dazi statunitensi e la domanda più debole limiterà le pressioni inflazionistiche». Secondo Citi l’impatto sarà disiflazionistico anche per i minori prezzi dell’energia legati alle nuove politiche Usa.
Questo scenario potrebbe tradursi in una politica monetaria più espansiva da parte della Bce, mentre la Fed (che con ogni probabilità deciderà il 7 novembre un taglio dello 0,25%) potrebbe mantenere i tassi più alti a causa di una maggiore inflazione negli Usa. Per Goldman Sachs la presidenza Trump spingerà la Bce a ridurre i tassi di un altro 0,25% a luglio 2025, fino ad arrivare all’1,75% dall’attuale 3,25%. Secondo Jp Morgan «la Bce potrebbe accelerare i tagli dei tassi fino al livello neutrale del 2% per poi ridurli ulteriormente quando le politiche sui dazi saranno più chiare». Per Lombard Odier il tasso terminale potrebbe essere portato anche sotto l’1%. I mercati monetari si aspettano una discesa al 2% a metà 2025. (riproduzione riservata)