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Christine Lagarde
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Addio alla crescita nell’Eurozona? Ecco l’impatto sulle decisioni Bce sui tassi

di   Francesco Ninfole
08 settembre 2023, 21:00 Ultimo aggiornamento: 21:09

Il pil dell’area euro è fermo da tre trimestri con prospettive negative per il 2024. La frenata economica è ora un allarme per la Bce. Il consiglio è diviso su un altro aumento dei tassi il 14 settembre. Le attese degli economisti

C’è un problema che la Bce che dovrà affrontare con molta più intensità rispetto alla Fed: quello della crescita. Negli Usa l’economia si sta dimostrando più resistente del previsto, mentre nell’Eurozona sta avvenendo il contrario. Goldman Sachs ha ridotto le probabilità di una recessione negli Stati Uniti nel prossimo anno dal 20 al 15%. Secondo gli economisti il calo dell’inflazione non comporterà una contrazione del pil e la Fed potrà mantenere i tassi fermi al 5,25-5,5%, con un taglio graduale da metà 2024 fino a una stabilizzazione al 3-3,25%.

Lo scenario su crescita e inflazione

La Bce si trova in una posizione più scomoda: la frenata economica è più forte e l’inflazione è condizionata da maggiori aumenti nei prezzi dell’energia. Eurostat ha ridotto la crescita del secondo trimestre allo 0,1% dal precedente +0,3%. Di fatto il pil è fermo da tre trimestri: è sceso dello 0,1% nell’ultimo del 2024 ed è stato stabile nel primo del 2023.

Le prospettive per il futuro sono negative. Gli economisti deducono dagli indici anticipatori Pmi che nel terzo trimestre ci sarà una contrazione dello 0,3%. Nella migliore delle ipotesi l’Eurozona può sperare in una stagnazione nella seconda metà dell’anno. E il pessimismo degli economisti si sta allargando al 2024.

In tal senso è stata particolarmente significativa la revisione delle stime di Citi sul pil dell’anno prossimo: l’Eurozona è stata portata a -0,1% (dal precedente +0,7%), l’Italia a -0,6% (da +0,2%) e la Germania a -0,4% (da +1,2%). Berenberg è più ottimista e si aspetta una crescita dell’Eurozona dello 0,8% l’anno prossimo. In ogni caso ci sono molte ragioni per cui l’Europa faticherà. I rialzi dei tassi varati finora dalla Bce avranno impatto massimo sull’economia. La domanda estera, in particolare quella dalla Cina, resterà debole. I consumi e gli investimenti faticheranno a crescere. La Germania sarà una locomotiva al contrario: trascinerà al ribasso l’economia europea. Gli Stati, soprattutto quelli più indebitati come l’Italia, dopo i sostegni degli ultimi anni dovranno rimettere in ordine i conti, in qualunque direzione vada il nuovo Patto di Stabilità.

La frenata economica dovrà essere considerata con attenzione dalla Bce che il 14 settembre per la prima volta dopo oltre un anno potrebbe non alzare i tassi. Su un punto tutti gli analisti sono d’accordo: la Bce è stata finora troppo ottimista sulla crescita, stimata a +0,9% quest’anno. MF-Milano Finanza lo ha evidenziato fin da metà giugno, quando sono state presentate le proiezioni macro di Francoforte che saranno aggiornate il 14 settembre. Un taglio delle stime sul pil è certo, come ha ammesso negli ultimi giorni il vicepresidente Bce Luis De Guindos. Minore è la crescita, maggiori sono le ragioni per evitare un nuovo rialzo che peserebbe ulteriormente sull’economia.

Consiglio diviso sulle prossime mosse

Le nuove proiezioni aggiorneranno anche i dati sull’inflazione. Qui la correzione è più incerta. Potrebbe pesare il recente rialzo dei prezzi dell’energia e dei salari. Tuttavia le aspettative sono ancorate all’obiettivo del 2% e il trend di disinflazione è in corso da ottobre. Rispetto ad allora il carovita si è dimezzato al 5,3%. Il picco è stato raggiunto anche in termini di inflazione core, cioè al netto di energia e cibo, scesa anch’essa al 5,3%.

Potrebbe trattarsi di un livello troppo alto per rassicurare i falchi. Unicredit ha osservato che questa riunione sarà l’ultima a disposizione per alzare i tassi, considerando il calo atteso dell’inflazione core in autunno. Perciò i falchi potrebbero spingere ora per un ultimo rialzo. Se invece la Bce si fermerà, ha aggiunto Unicredit, allora non sarà escluso un aumento a ottobre. Anche per Pictet il rialzo dei tassi è questione di «ora o mai più».

Per la Bce però sarà rischiosa una stretta accompagnata da un rilevante taglio delle stime di crescita. Le prossime proiezioni non saranno fatte dalle banche centrali nazionali (come avviene a dicembre e giugno), ma dallo staff Bce (a settembre e marzo) che ha di solito una linea meno hawkish e più vicina alla media di mercato. Nel complesso gli operatori monetari scommettono su una pausa con una probabilità del 65%.

La decisione finale sarà in bilico fino all’ultimo. Il consiglio è diviso. A favore di un rialzo si sono espressi l’austriaco Holzmann, il belga Wunsch, lo slovacco Kazimir. Tra i falchi, sebbene con toni meno accesi che in passato, ci dovrebbero essere anche l’olandese Knot e il tedesco Nagel (Nagel e Wunsch sono tra i non votanti a questa riunione, ma possono comunque influenzare la discussione).

Il fronte della stretta sarà però guidato con ogni probabilità dalla tedesca Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo Bce: nei giorni scorsi non ha escluso una pausa, ma nello stesso tempo ha fatto capire di essere a favore di un rialzo. Schnabel ritiene che sia meglio fare troppo che poco. Inoltre ha detto di preferire un aumento subito alla promessa di mantenere i tassi su livelli alti per un periodo più lungo.

Hanno espresso posizioni diverse il governatore italiano Ignazio Visco, il francese François Villeroy de Galhau, il portoghese Mario Centeno, il membro del board Bce Fabio Panetta e il capoeconomista Bce Philip Lane. Questi ultimi hanno ricordato i progressi sull’inflazione e i rischi crescenti sull’economia, anche alla luce dell’ulteriore stretta in arrivo sul credito a famiglie e imprese. Sarà importante il ruolo della presidente Christine Lagarde, anche dal punto di vista della comunicazione.

Sull’esito finale anche gli economisti sono incerti: Unicredit, Bofa, Goldman, Hsbc puntano su un rialzo dei tassi, mentre Berenberg, Bnp Paribas, Barclays e Morgan Stanley su una pausa. Gli analisti non si aspettano modifiche sulla riduzione del bilancio e ritengono che la Bce respingerà ipotesi di tagli nel breve termine. (riproduzione riservata)



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