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Food&Wine

L’annata 1985 deprime il Sassicaia

Prezzi in aumento per dodici dei quindici millesimi dal 1980 al 1998. La bottiglia più prestigiosa ha perso un terzo del suo valore

di Cesare Pillon
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L’annata 1985 deprime il Sassicaia

È dal 1996, cioè da quando i vini italiani hanno fatto la loro comparsa alle aste internazionali, che il Sassicaia vi ha affermato la sua leadership, che finora ha mantenuto superando quasi sempre indenne i momenti di crisi che in questi 24 anni non sono mancati. Ce l’ha fatta anche questa volta, in un mondo sconvolto dalla pandemia di corona virus, alle aste battute sempre più spesso on line e flagellate dal vento del ribasso? Il confronto tra i prezzi ottenuti nei primi otto mesi del 2029 dai 15 millesimi di Sassicaia più lontani nel tempo (dal 1980 al 1998) con quelli dell’anno precedente, in tabella qui accanto, sembra dire che anche questa volta è andata piuttosto bene, visto che dodici bottiglie sono rincarate, una è rimasta a quotazione pressoché invariata e solo due hanno subito una diminuzione di prezzo.

Il fatto è però che una di queste due bottiglie ha perso un terzo della quotazione conquistata l’anno scorso, e poiché si trattava di 3.227 euro, vuol dire che adesso ne vale 1.050 in mano. E questa flessione si è mangiata tutto l’aumento accumulato dalle 12 bottiglie rincarate. Vittima di questo vistoso crollo di prezzo è la mitica annata 1985, storicamente giudicata la migliore in assoluto, intorno alla quale è in corso da anni una speculazione volta alternativamente a gonfiarne o a sgonfiarne il prezzo. L’anno scorso, infatti, era stata quotata 1.276 euro in più che nel 2018. Per causa sua, i 15 millesimi di Sassicaia presi in esame valgono adesso 17 euro in meno dell’anno scorso (-0,28%). (riproduzione riservata)

Milano Finanza - Numero 211 pag. 72 del 24/10/2020
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