Julian Charrière per Ruinart: Un oceano di Champagne
L’artista Julian Charrière è protagonista delle Conversations with Nature 2025 di Ruinart. Il risultato è un progetto pensato per le cantine della maison, dove scorreva un mare primordiale
Negli edifici di mattoni rossi dell’ex fabbrica di birra alle porte di Berlino oggi si produce arte. Enormi spazi industriali ospitano l’atelier di Julian Charrière, l’artista franco-svizzero, classe 1987, che con la sua visione artistica ha conquistato Ruinart: è lui il protagonista 2025 di Conversations with Nature, il programma della maison che ogni anno coinvolge artisti internazionali.

Lo studio è una factory dove lavorano 25 persone, ciascuna con mansioni diverse, a volte, molto tecniche. Una versione 2.0 del laboratorio di un naturalista dell’800, tra piante, campioni di minerali, foglie essiccate raccolte da Charrière nei suoi viaggi e spedizioni ai quattro angoli del mondo, dove collabora con scienziati, ingegneri, storici dell’arte e filosofi come Emanuele Coccia.

I suoi lavori comprendono performance video, fotografia e scultura, spesso frutto di lavoro sul campo dai vulcani all’artico, dalle coltivazioni di palma da olio e dal mondo subacqueo fino alle zone radioattive. Focus: la trasformazione del paesaggio, la percezione culturale e l’evoluzione del mondo naturale dal Romanticismo all’Antropocene, intersecate con le tematiche del cambiamento climatico e le urgenze ecologiche che ne derivano. Una sensibilità sviluppata sin dall’infanzia e giovinezza trascorse tra le montagne del natio cantone Vallese, prima di trasferirsi a Berlino per studiare con Olafur Eliasson e poi affermarsi internazionalmente.

Ed è qui tra le opere in corso di realizzazione, come le sculture che nascono da grandi blocchi di carbone della Pennsylvania, è stata svelata in anteprima una parte del lavoro che l’artista sta preparando per Conversations with Nature, portata poi al Miart di Milano dov’è stata al centro della Vip Lounge Ruinart. L’ispirazione? Un viaggio a Reims e la discesa nel fascinoso mondo sotterraneo delle crayères, le cantine dell’azienda, scavate nei sedimenti calcarei incrostati di fossili, testimoni del mare che, milioni di anni fa, copriva la regione (e parte dell’Europa).

In omaggio a questo lontano passato, Charrière è andato in Indonesia per ritrarre la barriera corallina. Foto digitali successivamente rielaborate con strati di pigmenti naturali ricavati da gesso e coralli morti polverizzati, con cromie e toni pallidi.

Una visione eterea infine stampata mediante litofotografia, tecnica sviluppata nel ’900, per consegnare allo spettatore una visione del presente e la memoria degli strati geologici, ma anche come monito per la fragilità dell’ecosistema e la sua trasformazione. Proprio nelle crayères di Reims il progetto troverà compimento: queste opere saranno integrate da un’installazione sonora site specific nelle cantine sotterranee: una sinfonia di suoni sottomarini. Come un’eco degli antichi oceani.(Riproduzione riservata)
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