La trattativa tra Exor e Tata motors per la cessione del gruppo Iveco, è sul tavolo del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. A tenere banco è il futuro dei lavoratori dell’azienda di mezzi commerciali e l’investimento.
«Il governo sta seguendo con massima attenzione l’evolversi della vicenda, consapevole dell’importanza del settore e del ruolo di Iveco nel Paese, nonchè l'impatto a livello occupazionale» ha detto il ministro Urso, rispondendo a un’interrogazione alla Camera sulla trattativa tra Exor e Tata motors per la cessione del gruppo Iveco. «Abbiamo accolto le forze sindacali accogliendo un incontro e vogliamo predisporre adeguati interventi», ha aggiunto. Iveco «è quotata, abbiamo un dialogo costante e proficuo con l’azienda su diversi temi e seguiamo da vicino la vicenda», ha ribadito il ministro. L’operazione, ha ricordato Urso, «secondo le informazioni di stampa finora disponibili, coinvolgerebbe esclusivamente il ramo civile, mentre sarebbe esclusa la società Iveco Defense Vehicles, attiva in quella della difesa, già oggetto di uno 'spin-off’ precedente e per la quale è in corso una distinta operazione di cessione a cui partecipa anche il gruppo Leonardo».
Secondo indiscrezioni degli ultimi giorni l’accordo con Tata sarebbe già pronto e il governo informato. Notizie queste che hanno fatto viaggiare Iveco Group a passo rapido a Piazza Affari, allungando la serie positiva iniziata venerdì scorso quando hanno cominciato a circolare le indiscrezioni sulle trattative in corso per una possibile cessione della società da parte di Exor che di Iveco controlla il 27,06%.
La possibile trattativa tra la holding della famiglia Agnelli e il colosso indiano Tata Motors per l’eventuale cessione del produttore torinese di camion e autobus, fa correre il titolo a Piazza Affari.
Secondo fonti di stampa, notano gli analisti di Equita Sim (rating buy, prezzo obiettivo a 18,5 euro), l’accordo con Tata sarebbe già pronto e il governo informato. Secondo il Fatto Quotidiano, citando «fonti autorevoli» non identificate, l’accordo con Tata per la cessione della quota di controllo di Exor sarebbe già pronto e il governo italiano ne sarebbe già al corrente. Per poter procedere mancherebbe solo la separazione del business militare. Nessun elemento quantitativo viene riportato.
La stessa fonte insiste nel riportare che Exor punterebbe ad ottenere 1,7 miliardi di euro dalla vendita di Idv, Iveco Defence Vehicles, la divisione attiva nella produzione di veicoli per la difesa (in questo caso avremmo circa 0.5 PS di valutazione in più).
Iveco ad oggi, alla richiesta di un commento, si è limitato a rispondere con un no comment sulle voci trapelate. Ma i rumors su una possibile cessione si intensificano. Secondo le indiscrezioni, gli indiani di Tata non sarebbero gli unici interessati alla partita qualora Exor decidesse di cedere Iveco. Il gruppo, che produce anche motori e autobus, ha una capitalizzazione di mercato di circa 4,2 miliardi di euro.
D’altronde, l’interesse di potenziali acquirenti non è nuovo: già nel 2021 la cinese Faw aveva tentato, senza successo, l’acquisto del marchio di veicoli commerciali. Tuttavia proprio la presenza della divisione difesa ha finora rappresentato un ostacolo a operazioni di questo tipo, limitando il numero dei potenziali compratori. Iveco è, comunque, considerato dagli analisti un possibile obiettivo di m&a, essendo il più piccolo tra i principali produttori europei di camion, un mercato dominato da Volvo, Daimler e Traton.
Una eventuale vendita non includerebbe Iveco Defense, su cui ci sarebbero state offerte da altri potenziali acquirenti. Iveco nei mesi scorsi avrebbe, infatti, ricevuto tre offerte per le proprie attività di difesa: una congiunta da parte di Leonardo e della tedesca Rheinmetall, altre due dal costruttore franco-tedesco di carri armati Knds e della società produttrice di armi Czechoslovak Group (Csg).
I rumors di questi giorni preoccupano, però, le sigle sindacali dei metalmeccanici, che hanno già chiesto al governo di aprire un tavolo urgente per chiedere all’azienda di fare chiarezza sul futuro dei lavoratori
dell’azienda di mezzi commerciali. Sono oltre 14 mila i dipendenti che lavorano in Italia per il gruppo. Le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici - Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Fismic Confsal, UglM e AqcfR, in una lettera al Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, sottolineano che «si aggravano le nostre preoccupazioni riguardo il futuro dei lavoratori di tutto il gruppo».
Sindacati che sono stati convocati dal ministro Urso, ha convocato per il prossimo 31 luglio. Ad annunciarlo lo stesso ministro nell’Aula della Camera a un’interrogazione, nel corso del question time.(riproduzione riservata)