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Islanda: poesia e natura estrema. Istruzioni per l’uso
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Islanda: poesia e natura estrema. Istruzioni per l’uso

di Maria Rita Montebelli
03 agosto 2022, 09:38 Ultimo aggiornamento: 09:40

La seconda tappa a bordo della Magnifica di MSC ci porta in Islanda, che circumnavigheremo per quattro giorni

Un arrivo col botto si potrebbe descrivere il nostro viaggio di avvicinamento verso l’Islanda. La penisola di Reykjanes, quella sulla quale si adagia anche la capitale Reykjavík, ha deciso di cominciare a tremare di brutto. In poco meno di 48 ore, uno sciame sismico di migliaia di scosse, una delle quali di magnitudo 5,5, chiaramente avvertita anche da noi, sta mettendo in allarme tutta la zona della capitale. Un fenomeno che da queste parti fa subito pensare ad un’eruzione imminente, anche se non è facile prevedere dove: in Islanda ci sono oltre 200 vulcani, dei quali per fortuna solo una trentina attivi e ‘dediti’ in genere ad un’attività fissurale (il magma fuoriesce lentamente da lunghe fenditure che si aprono sul fianco del vulcano e che ‘cicatrizzano’ con il raffreddamento della lava), più che esplosiva. È una terra giovane, un work ancora in progress, insomma, e si trova proprio sopra il ‘confine’ tra la falda nord americana e quella euro-asiatica, per questo i terremoti qui sono di casa. Per il momento, la protezione civile locale consiglia solo massima attenzione a chi è in strada, per il pericolo di caduta masse o slavine. Ma intanto le autorità sanitarie islandesi ti ricordano con un messaggio sul cellulare che, in caso di emergenza, il numero da chiamare è il 1700 (o il +354-5444113 se si chiama da un cellulare straniero). Vedremo.

Ma, terremoto a parte, c’è la gioia immensa di essere di nuovo qui, in questa terra di elfi, poeti, ghiacci e vulcani che ti si scolpisce nell’anima. E che cesella il carattere della sua gente, nella solitudine degli interminabili mesi di buio invernale, nella pienezza angosciante dei suoi immensi spazi deserti e delle interminabili ore di luce estive, nell’essenza ossimorica di questa magia di ghiaccio e fuoco. Come ricordano anche i colori della bandiera nazionale con il blu del cielo e del mare, il rosso del fuoco e il bianco del ghiaccio. Una terra di scrittori e di poeti, perché è la poesia che ti permette di sopravvivere al buio e al vento gelido che ti spazza via, creando delle sovrastrutture magiche, castelli di elfi (e si, non è una leggenda metropolitana, sono in molti a credere a elfi e troll da queste parti) ed eroi dalle gesta mitiche. Parole come cicatrici nella storia dello spirito, scrigni magici di bellezza, disegnati da questa lingua di origine medievale che contiene ancora delle lettere runiche (la Ð e la Þ). I racconti colorano il buio e accendono la notte qui a due passi dal circolo polare artico, alla magica latitudine di 66°, riportata anche in una famosa marca di abbigliamento sportivo islandese (66° North). E d’altronde, il dio della poesia è niente di meno che Odino, che avendo rubato il sacro idromele agli dèi, aveva acquisito il dono dell’arte poetica. Poi, trasformato in aquila, aveva lasciato cadere sulla terra il miele della poesia, per farne dono agli uomini.

Sarà per questo che in Islanda c’è una moltitudine di poeti e una produzione annuale di libri pro capite che non ha eguali in tutto il mondo. Una tradizione iniziata nel medioevo, quando nei bui inverni islandesi la famiglia si riuniva nell’unica stanza della casa per riscaldarsi, fare rime e recitare le gesta degli eroi delle tante saghe, arrivate intatte fino a noi. È anche per questo che un viaggio in Islanda va preparato, se si vuole cogliere questo Paese in tutte le sue sfumature. E leggere le saghe medievali (come la Saga di Gunnar, nella traduzione del medievista e blogger Roberto Pagani, edita da Iperborea), ma anche i contemporanei: la ruvidità dei gialli di Arnaldur Indriðason, la poesia dei romanzi di Jón Kalman Stefánsson, le delicate storie di Auður Ava Ólafsdóttir aiutano a penetrare sotto la superficie dell’apparenza, per cogliere quell’essenziale invisibile agli occhi, che fa di un viaggio in questa incredibile terra un’esperienza preziosa e indimenticabile.

Come vestirsi. La primavera qui inizia intorno a maggio, ma il tempo è imprevedibile e volubile. Così anche in pieno luglio è consigliabile vestirsi a strati e armarsi di pazienza perché come dicono loro ‘se non ti piace il tempo, aspetta un attimo’ (che tanto cambierà presto). Se uscite dalla nave o dall’hotel, non dimenticate dunque una felpa, una giacca a vento impermeabile e un cappello. Potete invece lasciare tranquillamente l’ombrello perché il vento, che qui non manca mai, lo renderebbe inutilizzabile.

Come girare in Islanda. Qui non esistono treni e per molto tempo l’unico mezzo di trasporto è stato il cavallo. C’è un’unica grande arteria stradale, la numero 1, che fa il periplo dell’isola, attraversando sterminati campi di lava ricoperti di muschio (non lo toccate per favore perché è molto delicato impiega anche un secolo a ricoprire la lava), tagliando però fuori la regione dei fiordi occidentali (la ‘coda’ del pesce che è l’Islanda, con un po’ di fantasia). Per questo, visitare il Paese durante una crociera che preveda tappe in diversi punti dell’isola, facendo magari uno stop over a Reykjavík, come nell’itinerario della MSC Magnifica di quest’estate, è un modo molto comodo di esplorarla, soprattutto per chi viene qui per la prima volta o per chi ami viaggiare con tutte le comodità. Al termine di una giornata di escursioni ed emozioni, ritrovare il vostro hotel di lusso galleggiante, pronto a coccolarvi con i biscotti da tè appena sfornati, una fetta di pizza fumante (c’è anche quella ‘al carbone’, buonissima!) o con un ricco aperitivo fa davvero un piacere.



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