Identificata come killer silenzioso perché può non dare sintomi di avvertimento, l’ipertensione colpisce più di un miliardo di adulti nel mondo fra i 30 e i 79 anni. Si stima che solo il 21% circa dei pazienti abbia però la pressione sotto controllo. Ci sono in particolare persone ipertese che, nonostante l’assunzione di tre o più farmaci, non raggiungono i valori pressori ottimali. Proprio a beneficio di questi soggetti refrattari alle terapie tradizionali il Centro Cardio«logico Monzino di Milano ha avviato un percorso per il trattamento con denervazione renale, basata su novità tecnologiche e procedurali. Quest’opzione di cura rappresenta inoltre un’alternativa per chi è intollerante a numerosi farmaci antipertensivi.
«Siamo convinti dell’efficacia e della sicurezza della denervazione renale», afferma il professor Piero Montorsi, direttore della cardiologia interventistica del Monzino. «Dopo un inizio promettente ottenuto in registri internazionali e i primi studi clinici, la tecnica ha subito un raffreddamento a causa di risultati neutri di un primo studio randomizzato. Tuttavia, le evidenze cliniche successive ne hanno confermato l’efficacia e la sicurezza come segnalato dalle ultime linee guida della Società europea dell’ipertensione presentate al Congresso europeo di ipertensione tenutosi a giugno a Milano. Inoltre, l’avanzamento tecnologico dei cateteri ablatori ha reso più facile l’utilizzo e più precisa la tecnica ablativa».
La denervazione renale ha come obiettivo quello di modulare l’influenza del sistema nervoso simpatico sui valori della pressione arteriosa a livello delle arterie renali. Alla base della sua efficacia è infatti la disregolazione dei centri nervosi di controllo della pressione. La tecnica comporta la disattivazione selettiva dell’innervazione sui tratti prossimale e distale delle arterie renali, in modo da determinare una riduzione duratura della pressione sanguigna. Questa riduzione pressoria si manifesta clinicamente a distanza di un periodo che varia da 3 a 6 mesi. In base all’efficacia della tecnica, anche la terapia farmacologica può essere quindi rivalutata. L’intera procedura viene effettuata in sala angiografica con approccio per via femorale.
«Occorre ricordare che l’ipertensione arteriosa è il principale fattore di rischio per le patologie cardiovascolari e rappresenta la prima causa di morbilità e mortalità al mondo», commenta il professor Piergiuseppe Agostoni, direttore scompenso cardiaco e cardiologia clinica del Monzino. «In particolare, il mantenimento di un livello di pressione ottimale è fondamentale nei pazienti con scompenso cardiaco, la cui bassa funzione cardiaca è strettamente influenzata da un regime pressorio non ancora ideale. La denervazione renale rappresenta dunque una strategia terapeutica che deve far parte di un moderno programma di trattamento dei pazienti con ipertensione arteriosa di difficile controllo». (riproduzione riservata)