
Con la doppia guerra alle porte dell’Europa, Ucraina e Israele, il gas che si infiamma e le nubi sul petrolio che potrebbe riavvicinarsi alla soglia dei 100 dollari, i mercati restano volatili. In questo contesto, gli analisti di JP Morgan hanno elaborato un portafoglio che comprende azioni e obbligazioni. Ecco il loro modello e il perché delle scelte.
Gli analisti mantengono un'asset allocation fissa 60/40 su azioni e obbligazioni, utilizzano il dollaro come valuta base, non tengono conto di tassazione e normative, costruiscono un portafoglio long only e si concentrano sugli investimenti a lungo termine.
Nell'ambito del reddito fisso, JP Morgan non prevede cash (liquidità), né titoli di Stato, né obbligazioni in valuta estera, ad eccezione delle obbligazioni locali dei mercati emergenti, «per posizionarci in vista di un eventuale indebolimento del dollaro, nelle nostre attese, in modo da garantire un carry positivo».
Le obbligazioni in valuta estera «non aiutano in questo senso a causa di una extra volatilità che deriva dalla diversa valuta. In media, la volatilità derivante dai cambiamenti valutari è superiore a quella della variazione dei prezzi delle obbligazioni». Ecco perché sono esclusi i Btp, ma anche i Bund tedeschi, per gli investitori americani.
Per gli esperti della banca d’affari americana, «la liquidità è un asset molto rischioso e a basso rendimento nel lungo periodo. I titoli del Tesoro statunitense non offrono un rendimento sufficiente rispetto al rischio a lungo termine per gli investitori... Il rischio valutario, poi, generalmente non è ben compensato per il rischio che produce». Questo lascia aperto «l’ampio mercato degli spread Usa», dove gli analisti pescano «TIPS (obbligazioni indicizzate all’inflazione, ndr) e hedge fund».
Gli hedge fund tendono a sovraperformare in un periodo di elevata volatilità macroeconomica, spiega JP Morgan, è accaduto anche con la pandemia di Covid. «Nel 2022, gli hedge fund hanno restituito un alfa record (un indicatore alfa positivo segnala che un titolo è in grado di crescere più del suo mercato di riferimento, ndr) su un portafoglio ponderato per la volatilità delle azioni e delle obbligazioni». Anche se l'alfa è diminuito da inizio anno, nel 2023 gli analisti prevedono rendimenti forti perché «il mondo è entrato in un periodo prolungato di elevata volatilità macroeconomica».
All'interno delle azioni globali, JP Morgan inserisce titoli sul cambiamento climatico (come copertura contro il peggioramento del cambiamento). Anche perché, dall’introduzione dell’indice MSCI Climate Change nel 2013, l’indice MSCI Climate Change World ha sovraperformato l’indice MSCI World dello 0,91% annuo.
Gli analisti inseriscono anche azioni di tipo Value e finanziari (correlati a lungo termine con rendimenti obbligazionari più elevati), tecnologia (per l’attesa di rialzo grazie all'intelligenza artificiale) e assistenza sanitaria (invecchiamento).
Gli analisti riportano le azioni statunitensi e le small cap a market weight (il ritorno dell'antitrust e l'eventuale deglobalizzazione non stanno avendo un grande impatto).
La banca americana ha «un sottopeso strategico sulle azioni dei mercati emergenti dal momento che, a nostro avviso, i mercati emergenti sono più vulnerabili al cambiamento climatico, alle pandemie, all'innovazione dell'intelligenza artificiale e alla deglobalizzazione». E per quanto riguarda Pechino, ritengono che «la politica cinese non sia molto focalizzata sulla creazione di ricchezza per gli azionisti e il suo mercato sta diventando impegnativo per gli investitori internazionali».
Climate Change equities: Overweight
Value: Overweight
Health Care: Overweight
Financials: Overweight
Technology: Overweight
Small Caps: Neutral
US equities: Neutral
EM equities: Strategic Underweight through China
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