I mercati azionari globali hanno chiuso il mese di novembre in territorio positivo (+3,4%, da inizio anno +19%), con una notevole sovraperformance degli indici americani rispetto agli altri principali mercati (S&P500 +5,3%, Nasdaq +5,4%, Russel 2000 +10,5%, Eurostoxx600 +0,1%, Nikkei -2,2%, CSI300 +1%, HSI -4%) e un forte calo della volatilità (Vix -40%). La performance, spiega Equita in una nota, è stata guidata principalmente dall’elezione di Donald Trump, dalle sue politiche pro-crescita e pro-business, e soprattutto dal Red Sweep, che ha favorito in particolare i settori beneficiari della vittoria repubblicana (player domestici Usa, finanziari, energia), oltre al dollaro e al bitcoin (+80% da inizio settembre a 96.000 dollari). Questi fattori sono stati in parte compensati dai timori di una guerra commerciale e di un rallentamento della crescita globale per l’introduzione di dazi da parte di Trump verso Cina, Messico e Canada, dai dati macro ancora deboli in Europa e dall’aumento dei tassi d’interesse Usa.
Contrastati gli indici italiani, che durante il mese hanno visto la ripresa dell’M&A nel settore bancario/asset management, con l’opa di Banco Bpm su Anima e quella di Unicredit sul Banco. In particolare, il Ftse Mib è sceso dell’1,3%, penalizzato dai titoli esposti ai consumi (Campari, Moncler, Amplifon), tecnologia (Stm ha fornito messaggi prudenti sulla partenza del 2025 con i risultati del terzo trimestre) e alcuni titoli bancari con un peso rilevante nell’indice (Unicredit post annuncio dell’opa su Banco Bpm). Positivo, invece, l’indice delle mid-small cap (+2,3%). I dati macroeconomici dell'ultimo mese hanno confermato la solidità dell'economia statunitense, che mostra solo una lieve perdita di slancio. In Europa, la ripresa rimane fragile, mentre in Cina il contesto economico dipenderà dagli stimoli che le autorità metteranno in atto (prossimo catalyst la Central Economic Work Conference) e dall'evoluzione della politica commerciale Usa.
Al momento Equita mantiene una visione neutrale/leggermente positiva sui mercati azionari, in attesa che alcuni catalyst acquisiscano maggior visibilità e si concretizzino in Europa, dove gli indici trattano a valutazioni decisamente più contenute rispetto a quelle Usa (prezzo/utile 2025 dell’indice Stoxx600 pari a 13,3 volte contro le 22 dell’S&P500, S&P400 midcap 18,5 volte, Russel2000 18 volte). In particolare, tra i fattori chiave, Equita cita una Bce che potrebbe attuare tagli ai tassi più significativi del previsto; nuovi stimoli in Cina; la possibilità di un cessate il fuoco tra Russia-Ucraina; il cambio di leadership in Germania, con allentamento delle regole fiscali e nuovi stimoli all’economia.
«Guardando al 2025, ci aspettiamo un’economia globale sugli stessi livelli del 2024, attorno a un +3,2%, con importanti divergenze nelle diverse aree e banche centrali meno sincronizzate. L’elemento cruciale sarà Trump, con effetti legati a interventi su commercio, deregolamentazione, politica fiscale e immigrazione difficili da prevedere nella loro portata. Con le banche centrali che dispongono di ampi margini per tagliare i tassi e iniettare liquidità nel sistema al fine di finanziarie i crescenti deficit pubblici, e considerando la prospettiva di un’economia che evita la recessione, continuiamo a ritenere l’azionario una migliore protezione rispetto all’obbligazionario», sottolinea la Sim. Inoltre, un taglio dei tassi Bce più aggressivo, unito a un miglioramento atteso dei Pmi manifatturieri e imminente lancio del fondo dei fondi nella prima parte del 2025, dovrebbero supportare le mid-small cap italiane (p/e 2025 di 10,8 volte, con crescita dell’utile per azione 2025 del +8% anno su anno e a sconto del 18% rispetto alle mid-small europee).
«Nel nostro portafoglio raccomandato, il peso dell’investito rimane invariato al 93,5% rispetto a un peso neutro del 90%. Restiamo costruttivi sui finanziari con fondamentali attesi solidi anche nel 2025 e un’ accelerazione della crescita delle commissioni che compenserà il calo del margine di interesse, tra i nostri preferiti: Unicredit, Banca Mediolanum, Mediobanca, Fineco, Bper Banca; leggermente sovrappeso sul settore petrolifero: tra i nostri preferiti Eni, Tenaris, Maire; leggermente sottopeso sulle utilities, tra i nostri preferiti Enel; selettivi sugli industriali, tra i nostri preferiti Interpump e Iveco; neutrali nel settore lusso, tra i nostri preferiti Moncler», suggerisce la Sim.
Inoltre, Equita ha incrementato il peso di Nexi (buy e target price a 9,50 euro confermati sull’azione) nel suo portafoglio principale di 50 punti base, considerando la sostenibilità del free cash flow (700-800 milioni nel 2024-2025) e del deleverage (rispetto a 3 volte nel 2023) e la valutazione attraente (yield del free cash flow nel 2024-2025 del 10%-11%, p/e adjusted 2024-2025 di 9,5-8,5 volte).
Lo stesso ha fatto nel caso di Unicredit (buy e target price a 47,20 euro) per ripristinarne il peso dopo la debole performance del mese precedente. «A nostro avviso», indica la Sim, «Unicredit è ben posizionata per continuare a riportare una solida performance anche in un contesto di tassi meno favorevole, si caratterizza per multipli compressi: multiplo prezzo/utile 2026 di 6,1 volte contro una media del settore di 7,3 volte, offre una remunerazione attraente: dividend yield 2025 dell’8,5% più buyback e mantiene un’elevata opzionalità sull’utilizzo del capitale in eccesso». Infine, Brembo esce dai best picks del portafoglio small cap. «Pur mantenendo il rating buy e il target price a 14 euro e confermandolo nel portafoglio raccomandato, riduciamo il peso del titolo alla luce del sentiment e del news flow negativo sul settore auto, che ha portato a una revisione al ribasso delle stime, e per l’ulteriore posticipo delle prime vendite del Sensify al 2026», conclude Equita. (riproduzione riservata)