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Intelligenza artificiale, gli investitori sono troppo ottimisti? Ecco le regole da seguire
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Intelligenza artificiale, gli investitori sono troppo ottimisti? Ecco le regole da seguire

20 agosto 2025, 12:53 Ultimo aggiornamento: 16:13

Secondo gli esperti di Janus Henderson il settore tecnologico si è rafforzato rispetto ai primi anni Duemila, quando è scoppiata la bolla delle dot.com. Ma occhio alla selezione degli investimenti

Dov’è il confine tra un mega trend su cui tutti vogliono investire e una bolla? Nel caso dell’intelligenza artificiale, gli esperti se lo chiedono ormai da un po’. Gli specialisti di Janus Henderson sono tornati sul tema dopo che, a metà agosto, un alert è arrivato direttamente da chi ha contribuito a far scoprire l’AI al mondo: l’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, ovvero uno dei “padri” di ChatGpt.

Secondo Richard Clode, analista e portfolio manager di Janus Henderson Investors, il settore tecnologico oggi gode di una maggiore forza e diversificazione rispetto ai primi anni Duemila, quando è stato travolto dalla bolla delle dot.com, ma il rischio di cedere al troppo entusiasmo che circonda l’AI è dietro l’angolo. 

Non è la bolla delle dot.com

«Il settore tecnologico si è evoluto rispetto al 2000, quando l’unica scommessa era l’opportunità rappresentata dall’Internet aziendale», spiega Clode. «Questo si riflette nell’ampia gamma di società tecnologiche rappresentate in diversi settori in indici come quelli Msci, con Amazon nel settore dei beni di consumo, Netflix in quello dei servizi di comunicazione, Uber in quello industriale e Visa e Mastercard in quello finanziario».

Inoltre, le società sembrano più solide del passato e, quindi, le alte valutazioni di alcuni titoli non appaiono slegate dai fondamentali, come accade quando si crea una bolla. «Nel primo trimestre 2000 circa il 36% delle società tecnologiche statunitensi era in perdita, contro il 21% nel primo trimestre 2025», aggiunge l’esperto. «Le Magnifiche 7 sono scambiate con un rapporto prezzo/utili futuri (p/e) di quasi 40 volte ma, escludendo Tesla con un p/e superiore a 100, le altre sono scambiate a un rapporto medio di 20 volte, ben al di sotto dei principali titoli tecnologici del 2000, molti dei quali avevano un p/e superiore a 1.000».

Il caso Nvidia

L’esempio più eclatante del boom dell’AI è l’ascesa di Nvidia. La società, specializzata nel design di chip avanzati, è stata la prima a superare la soglia dei 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, un record assoluto.

Il titolo «è scambiato a un p/e superiore a 30 per il prossimo anno. Sebbene relativamente elevato, riteniamo che questo dato non sia indicativo di una bolla», osserva Clode. «Alcune delle valutazioni elevate sono sostenute da ricavi e utili solidi». Nvidia, in particolare, ha registrato ricavi per 44,1 miliardi di dollari nel primo trimestre 2025 (+69%) con profitti pari a 18,8 miliardi (+26%).

L’esplosione delle spese

La diffusione dell’AI e la sua applicazione nei processi aziendali comportano investimenti massicci non solo per allenare i modelli, ma anche per costruire le infrastrutture, dai data center alle fabbriche di chip, che servono per alimentarla. Tutti progetti che richiedono decine, se non centinaia, di miliardi di dollari. 

«L’intelligenza artificiale è simile a una corsa agli armamenti», continua l’analista. «Le mega cap tech stanno investendo in data center, talenti e chip, e ora siamo giunti alla fase in cui i fondi vengono destinati non più all’addestramento di modelli, ma a casi d'uso reali. Questo sta infondendo maggiore fiducia sia alle aziende che agli investitori». 

Tuttavia, il rischio in questi casi è farsi travolgere dall’euforia. Come ha detto Altman in un colloquio con The Verge, gli investitori sono troppo entusiasti, anche se questo non cambia la portata dei cambiamenti che l’AI indurrà. «Quello che Sam ha detto – e su cui sono d’accordo – è che l’AI è la più grande rivoluzione che abbiamo mai visto. E non credo che rallenterà», ha confermato Sarah Friar, cfo di OpenAI, ai microfoni di Cnbc. «Ci saranno momenti in cui la gente investirà in cose che non avranno seguito? Assolutamente, succede sempre. Ma l’era dell’AI è iniziata e noi siamo in testa».

In questa fase «dobbiamo essere ancora più selettivi nell’identificare i leader dell’AI e i veri beneficiari man mano che si presenteranno le prossime fasi di sviluppo», conclude Clode. «Sebbene l’attuale panorama sia diverso da quello degli anni della bolla dot.com, l’ondata dell’AI durerà diversi anni con periodi di alti e bassi e cicli di hype». (riproduzione riservata)



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