L’inflazione nell’Eurozona è rimasta stabile al 5,3% ad agosto, mentre quella core, al netto di cibo ed energia, è scesa al 5,3% (dal 5,5% del mese precedente).
Il dato complessivo è rimasto fermo soprattutto a causa del minore contributo dell’energia (-3,3% ad agosto, dal -6,1% di luglio, con un aumento su base mensile del 3,2%). Il valore relativo al cibo è sceso ad agosto al 9,8%, dal 10,8% di luglio. Anche il dato sui servizi ha mostrato un lieve calo, dal 5,6 al 5,5%.
Per la Bce una buona notizia è anche la flessione del dato core. I mercati hanno ridotto al 25% la probabilità di un rialzo dei tassi il 14 settembre, anche dopo l’intervento in mattinata di Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo Bce, che non ha escluso una pausa. I tassi dei titoli di Stato europei sono in calo sulle scadenze a due e dieci anni.
Secondo Schnabel la crescita sarà inferiore rispetto a quanto previsto dalla Bce a giugno ma potrebbero comunque servire altri aumenti in futuro. Il falco tedesco del board, pur mostrandosi più incline a un nuovo rialzo e più preoccupata dei rischi al rialzo sull’inflazione, non ha dato indicazioni esplicite sui tassi, confermando la «dipendenza dai dati» della Bce. Il vicepresidente Luis De Guindos ha detto che la riunione del 14 settembre è ancora «aperta al dibattito».
Dai verbali dell’ultima riunione Bce del 27 luglio, pubblicati ieri, è emerso che secondo alcuni membri del board un ulteriore rialzo dei tassi a settembre «sarebbe necessario se non ci fossero prove convincenti che l’effetto dell’inasprimento cumulativo sia abbastanza forte da far scendere l’inflazione sottostante».
Altri banchieri centrali, tuttavia, hanno sostenuto che «è abbastanza probabile che le proiezioni dello staff Bce di settembre rivedano il percorso dell’inflazione sufficientemente al ribasso verso il 2%, senza la necessità di un altro rialzo dei tassi a settembre».
Tutti i membri del board hanno approvato l’aumento di 25 punti base a luglio, anche se inizialmente un banchiere centrale aveva espresso una preferenza per una pausa «a causa dei rischi di una trasmissione monetaria più forte delle attese».
«La pressione al rialzo sui prezzi di fondo ha continuato ad attenuarsi», secondo Commerzbank. «È probabile che la Bce ne sia confortata e che decida di non aumentare ulteriormente i tassi di riferimento nella riunione di settembre».
In prospettiva, «è molto probabile che l’inflazione scenda a settembre, dato che gli effetti base legati al biglietto dei trasporti pubblici da 9 euro dell’anno scorso in Germania toglieranno 0,2 punti percentuali al tasso complessivo e 0,3 punti percentuali all’inflazione di fondo», ha osservato Capital Economics. «Ci aspettiamo poi ulteriori cali, dato che la maggior parte dei dati suggerisce che le pressioni sui prezzi si stanno allentando. Detto questo, il mercato del lavoro rimane rigido e altri dati pubblicati questa mattina mostrano che il tasso di disoccupazione della zona euro è rimasto invariato al minimo storico del 6,4% a luglio».
Dall’economia dell’Eurozona intanto sono arrivati nei giorni scorsi segnali negativi. L’indice di fiducia sull’economia elaborato dalla Commissione Ue è sceso per il quarto mese consecutivo ad agosto, a 93,3 da 94,5 di luglio, un livello più basso di quanto atteso dagli economisti.
Gli indici Pmi dell’Eurozona hanno raggiunto il minimo da 33 mesi a 47 punti, largamente sotto il livello di 50 che separa l’espansione dalla contrazione economica. I segnali negativi sono da mesi molto netti per la manifattura, ma iniziano ad arrivare anche dai servizi che finora hanno sostenuto l’attività.