
Nessun sorpresa sull’inflazione della zona euro. L’Eurostat ha confermato che il tasso dell’indice dei prezzi al consumo nell’area dell’euro si è attestato al 4,3% a settembre. Il dato è in ribasso rispetto al 5,2% di agosto e ben lontano dal tasso di un anno prima, quando l’inflazione aveva toccato il 9,9%.
Guardando all’intera area dell’Unione Europea, l’inflazione si è attestata al 4,9% a settembre. Anche in questo caso il dato registra un calo rispetto al 5,9% di agosto e rispetto al 10,9% di un anno fa. I tassi annuali più bassi sono stati registrati nei Paesi Bassi (-0,3%), in Danimarca (0,6%) e in Belgio (0,7%). I tassi annuali più alti si riscontrano invece ancora in Ungheria (12,2%), Romania (9,2%) e Slovacchia (9%). Rispetto a agosto, l’inflazione annuale è diminuita in ventuno Stati membri, è rimasta stabile in uno ed è aumentata in cinque.
Tornando alla zona euro, nel mese secondo quanto spiega l’Eurostat, il contributo maggiore al tasso di inflazione annuale nell’area dell'euro è stato fornito dai servizi (+2,05%), seguiti da cibo, alcol e tabacco (+1,78%), beni industriali non energetici (+1,06%) ed energia (-0,55%).

«Le pressioni inflazionistiche in calo a settembre confermano le nostre aspettative su una prossima pausa nel ciclo di rialzi da parte della Banca Centrale Europea», spiegano gli esperti di Ig Italia, secondo cui i deboli dati sul pil delle economie della zona euro, il forte rialzo dei rendimenti dei titoli governativi e le pressioni inflazionistiche in calo sono dei fattori che servono su un piatto d’argento tutte le argomentazioni necessarie ai banchieri dovish per convincere anche i membri più falchi dell’istituto di Francoforte a fermare il processo di rialzi del costo del denaro in Europa.
«Crediamo che sia una pausa giustificata dall’andamento dei fondamentali dopo nove aumenti consecutivi dei tassi. Nel prossimo meeting della Bce ad Atene, rispetto alla tradizionale Francoforte, il Consiglio Direttivo dovrebbe decidere di mantenere i tre tassi di interesse chiave invariati sui livelli correnti», aggiungono gli esperti. Da Ig ritengono che la pausa non escluderà toni più da falco. La Bce, secondo gli analisti, potrebbe mantenere aperto uno spiraglio per un prossimo rialzo nella riunione di dicembre quando lo staff di esperti della Bce pubblicherà le stime sulle variabili macroeconomiche.
Oltremanica a settembre l’inflazione annuale del Regno Unito si è mantenuta sui minimi da 18 mesi, al 6,7%, mentre l’inflazione core è scesa meno del previsto, alimentando i timori di un altro rialzo dei tassi da parte della Bank of England (BoE). L’inflazione complessiva è dovuta principalmente a un altro aumento di quasi il 4% dei prezzi della benzina/diesel il mese scorso. Ma i prezzi dei generi alimentari sono scesi a settembre registrando il primo calo mensile in due anni.
Secondo gli analisti di Ing, «in realtà non c'è molto che possa spingere la Banca d’Inghilterra a riprendere il suo ciclo di rialzo dei tassi a novembre». «Ricordiamo che ciò che interessa principalmente la Banca è l’inflazione dei servizi, che è salita dal 6,8% al 6,9%, in scia ai soggiorni turistici che sono la principale causa del rialzo. La lettura resta comunque ancora al di sotto del picco previsto dalla BoE nelle ultime proiezioni di agosto al 7%».
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