In attesa di capire da quale parte della bilancia propenderà la decisione del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea nel meeting del 14 settembre, numeri e stime descrivono già un percorso ad ostacoli più lungo del previsto per la politica monetaria di Francoforte.
Francoforte inizia oggi 13 settembre una riunione di due giorni, durante i quali si troverà a considerare un’inflazione persistentemente alta (al 5,3% nella zona euro) e al contempo i crescenti timori di recessione. Due elementi che spingono i banchieri centrali in direzioni opposte in merito alle decisioni sui tassi.
Secondo quanto riferito ai microfoni di Reuters da un portavoce, le proiezioni trimestrali della Bce, che saranno presentate mercoledì al Consiglio, vedono l’inflazione della zona euro rimanere sopra al 3% l’anno prossimo. Quanto alla crescita, invece, questa sarà rivista al ribasso per quest’anno e per il 2024, più o meno in linea con le aspettative del mercato. Le stime, se confermate, potrebbero avvicinare l’ipotesi di un decimo aumento dei tassi di interesse a settembre e al contempo allontanare la le previsioni su possibili tagli al costo del denaro già dal prossimo anno. Le prospettive di «un’inflazione più alta più a lungo» fanno aumentare le probabilità di un rialzo, stimate dagli analisti, dal 50% al 75%. La proiezione aggiornata per il 2024 è, infatti, ben al di sopra dell’obiettivo della Banca centrale del 2% e al 3% previsto a giugno scorso.
Inoltre, secondo quanto riferito all’agenzia di stampa britannica, la decisione sui tassi è ancora incerta e le proposte formali per la riunione non sono ancora state presentate. Tuttavia, il dato sul 2024 conferma i timori su una lotta all’inflazione più difficile del previsto. Nonostante Francoforte abbia alzato il tasso sui depositi al 3,75%, da meno 0,50% nel giro di 14 mesi, varando la stretta monetaria più aggressiva degli ultimi tempi, il carovita resta un nodo ancora irrisolto e fa temere anche che i lavoratori inizino a chiedere aumenti salariali maggiori, soprattutto perché il mercato del lavoro rimane decisamente saturo.
In vista della riunione della Bce di giovedì 14, secondo Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, «occorre tenere in considerazione due fattori principali: la spaccatura tra falchi e colombe e la diversa composizione del board dei votanti tra settembre ed ottobre». L’incontro, a parere dell’esperto, potrebbe comunque chiudersi con un esito più falco: Christine Lagarde potrebbe infatti alternativamente procedere già ora ad un rialzo, oppure effettuare una pausa, dipingendola nella conferenza stampa come molto probabilmente non definitiva. In questo modo lascerebbe implicitamente intendere che il rialzo sarebbe solo rinviato alla riunione del 24 ottobre.
Guardando proprio alle stime, gli analisti di Pictet Wealth Management evidenziano che «l’inflazione dovrebbe rimanere leggermente al di sopra dell’obiettivo per tutto l’orizzonte di previsione, il che giustifica un orientamento da falco. La recente debolezza degli indicatori anticipatori, come i Pmi, potrebbe non essere pienamente presa in considerazione, se non altro per ragioni tecniche, anche se il capo economista Philip Lane ha suggerito che lo staff potrebbe aggiustare le proiezioni di conseguenza. Ciò potrebbe essere coerente con una piccola revisione al ribasso della mediana 2025 per l’inflazione, dal 2,2% al 2,1% per l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, dal 2,3% al 2,2% per quella di fondo. (riproduzione riservata)