Si tratta di un’altra, leggera, limatura al ribasso sull’inflazione. Secondo le stime definitive dell’Eurostat, infatti, l’indice dei prezzi al consumo nel mese di agosto è cresciuto meno di quanto previsto in precedenza (al 5,3% secondo la prima stima flash) scendendo al 5,2%. A fine estate prosegue quindi il trend di decelerazione del carovita che esattamente un anno fa toccava il record del 9,1%, e l’indice complessivo torna a essere più basso del dato core che resta al 5,3%.
«La limatura dell’indice della zona euro», spiega il chief global strategist di Intermonte Antonio Cesarano, «è dovuta anche all’Italia e al dato di agosto armonizzato risultato leggermente sotto alle attese in sede preliminare (5,5% vs 5,6%) e poi confermato al 5,5% nella lettura definitiva di questa settimana». A rallentare il calo dell’indice dei prezzi del blocco a 27 membri sono ancora i servizi (+2,4% ad agosto) che solo per la parte della ricreazione/viaggi sono cresciuti del 7,3%. A pesare, anche se in misura minore, i prezzi del cibo, alcol e tabacco (+1,98%).
Ma visti gli ultimi andamenti del mercato, il nuovo ostacolo per la discesa dell’inflazione potrebbe essere il petrolio con il Brent che è già salito a quota 95 dollari al barile dopo l’estensione dei tagli alla produzione di Arabia Saudita e Russia e, secondo gli analisti, è ben posizionato per raggiungere quota 100 dollari. Secondo Cesarano però il confronto con i dati dello stesso periodo dello scorso anno, che scontavano un prezzo del gas europeo balzato oltre i 300 euro al megawattora, eviterà che l’impennata dei prezzi del greggio spinga di nuovo al rialzo il dato complessivo sull’inflazione dei prossimi mesi, in modo particolare da ottobre.
Un effetto confronto di cui godranno i dati della zona euro più che quelli statunitensi sui quali non è pesato il balzo del metano. In assenza di particolari sconvolgimenti del mercato, il capo economista di Intermonte ritiene che il calo del carovita subirà un’ulteriore accelerazione al ribasso da ottobre riuscendo a scendere abbondantemente sotto il 5%, mentre il dato core ci metterà un po’ più di tempo a percorrere la discesa. «Osservato speciale», aggiunge in conclusione Cesarano, «sono le negoziazioni salariali, in base alle qual i si potrebbe riaprire lo scenario di un ennesimo rialzo dei tassi». Un’ipotesi quest’ultima, comunque, abbastanza remota secondo l’esperto.
In questo scenario la sfida più grande per l'Eurozona, e l’Italia in particolar modo, resta la crescita. Con un quadro complessivo che parla di stagflazione, ieri l’Ocse ha tagliato le stime sul pil del blocco al 5,5% nel 2023 e al 3% al 2025, abbassando nello specifico quelle italiane allo 0,8% sia per il 2023 che per il 2024. Pur navigando nell’incertezza, con l’inflazione in calo e la crescita rivista al ribasso il mercato continua a scommettere che la Bce abbia concluso il ciclo di stretta monetaria con il rialzo di 25 punti di settembre. Secondo Andrea Delitala, head of euro multi asset di Pictet Asset Management il messaggio della Bce si è ora spostato su «tassi alti più a lungo» e il primo taglio dovrebbe arrivare durante l’estate 2024 per un totale dell’1,25% nei successivi tre anni al 2,75% circa. (riproduzione riservata)