L’inflazione scende poco in Germania e sale lievemente in Spagna, ma nel frattempo gli indici di fiducia sull’economia dell’Eurozona continuano a calare, rendendo sempre più probabile una contrazione nel terzo trimestre. Alcuni analisti hanno visto nei dati un leggero aumento delle possibilità di un rialzo dei tassi Bce nella riunione del 14 settembre. I mercati monetari però scontano al 48% le probabilità di un nuovo aumento. Segno che l’esito della riunione è ancora considerato molto incerto.
L’inflazione armonizzata in Germania è scesa anche ad agosto arrivando al 6,4%, dal 6,5% del mese precedente. Gli analisti in media si attendevano un calo lievemente maggiore, al 6,3%. Ma si tratta di un decimale che non cambia il quadro complessivo. I dati sono stati influenzati dal maggior contributo dei prezzi dell’energia (+8,3% invece che +5,7% di luglio), mentre il dato core (non armonizzato) è rimasto invariato.
Inoltre l’effetto base dovuto alla disponibilità del biglietto scontato sui trasporti da 9 euro da giugno ad agosto 2022 ha avuto ancora un impatto sui prezzi dei servizi, che sono aumentati ad agosto del 5,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
In Germania i salari sono saliti del 6,6% nel secondo trimestre ma nei prossimi mesi si attende che la disinflazione prosegua, come indicato anche dal forte calo dei prezzi alla produzione (-6% a luglio).
In Spagna intanto l’inflazione è aumentata per il secondo mese consecutivo, salendo al 2,4% di agosto dal 2,1% di giugno (valori armonizzati) soprattutto per il maggiore costo della benzina. Il dato spagnolo resta comunque il più basso nell’Eurozona, molto vicino al target del 2%. Il dato core in Spagna al netto di energia e cibo è sceso in agosto dello 0,1% al 6,1%. Il 31 agosto saranno pubblicati i valori dell’inflazione in Italia, Francia e nell’Eurozona.
Dall’economia dell’Eurozona intanto continuano ad arrivare segnali negativi. L’indice di fiducia sull’economia elaborato dalla Commissione Ue è sceso per il quarto mese consecutivo ad agosto, a 93,3 da 94,5 di luglio, un livello più basso di quanto atteso dagli economisti. «Il messaggio coincide con quello degli indici Pmi e suggerisce che l’economia si è indebolita nel terzo trimestre», ha osservato Capital Economics. «Il calo del dato di agosto è stato ampio, con flessioni nei servizi, nell'industria, nel commercio al dettaglio, nelle costruzioni e tra i consumatori». Il Sud Europa ha resistito meglio dei Paesi del Nord: il valore dell’Italia, seppure in calo, è rimasto a quota 100,3, rispetto all’88,6 della Germania.
Gli indici Pmi dell’Eurozona, pubblicati nei giorni scorsi, hanno raggiunto il minimo da 33 mesi a 47 punti, largamente sotto il livello di 50 che separa l’espansione dalla contrazione economica. I segnali negativi sono da mesi molto netti per la manifattura ma iniziano ad arrivare anche dai servizi che finora hanno sostenuto l’attività.
La Bce dovrà decidere se guardare più ai dati di inflazione, ancora sopra il target del 2%, oppure ai rischi crescenti per l’economia. «Dobbiamo essere molto cauti nelle nostre decisioni, perché molto è stato fatto», ha detto il governatore portoghese Mario Centeno al Reuters Global Markets Forum. «Anche perché sappiamo che, anche dopo la pausa, la restrizione finanziaria rimarrà in atto». (riproduzione riservata)