L’impennata dei prezzi dell’energia non ha aumentato l’indebitamento delle famiglie italiane, ma ha provocato una crescita della povertà energetica, spingendo gli italiani a ridurre i propri consumi di luce e gas per mantenerli a un livello costante del reddito disponibile. È quanto emerge dal paper occasionale «To eat or to heat: are energy bills squeezing people’s spending?» di Banca d’Italia, curato da Andrea Colabella, Luciano Lavecchia, Valentina Michelangeli e Raffaella Pico.
Paradossalmente il maggior aumento dell’indebitamento delle famiglie rispetto al reddito disponibile si verifica quando non ci sono rincari, tali da innescare una riduzione considerevole del consumo energetico. In questi casi, segnalano gli esperti di Via Nazionale, i nuclei decidono di ridurre solo leggermente il consumo energetico e di pagare di più la bolletta energetica, con maggiori spese energetiche che divorano il reddito disponibile e aumentano la loro vulnerabilità finanziaria.
Basti pensare che l’aumento delle spese degli italiani è di circa l’1,4% nel caso di forti rincari, mentre è +7,8% se l’inflazione energetica è meno significativa.
Entrando nel dettaglio nel paper, le famiglie riescono a ridurre maggiormente la domanda di gas per il riscaldamento: per ogni aumento dei prezzi dell’1% i consumi di gas calano dello 0,54%. L’elettricità è invece meno facile da modulare o regolare in base al bilancio a disposizione e lo diventa sempre di più man mano che le famiglie diventano più ricche.
Per il riscaldamento vale il contrario, perché i nuclei più ricchi dispongono di solito di un riscaldamento alternativo (per esempio pompe di calore) e/o un migliore isolamento. Ne consegue che hanno i mezzi reagire maggiormente ad un aumento dei prezzi del riscaldamento, cambiando combustibile o riducendo il calore (già elevato).
Nella prima metà del 2023 rispetto al 2022, i prezzi dell’energia si stimano in rallentamento. Eppure le famiglie italiane non sono portate per questo ad aumentare la quantità di elettricità e gas consumati. Ciò garantisce un più elevato reddito disponibile per il servizio del debito e una vulnerabilità finanziaria leggermente inferiore. Ancora una volta, concludono gli autori, la vulnerabilità delle famiglie sarà determinata dalle variabili macroeconomiche, ossia tassi di interesse e pil.
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