Ripensare le strategie operative, con l’obiettivo di ridurre i costi, aumentare la flessibilità e costruire una maggiore resilienza. Il tutto senza accantonare la sostenibilità e la spinta dell’innovazione. Sono queste le priorità delle aziende globali secondo l’ultima ricerca, che MF-Milano Finanza è in grado di anticipare, condotto da Bain & Company su 166 chief operating officers (coo) di aziende leader in varie industrie tra manifattura e servizi, tecnologie, energia, sanità, retail.
In particolare, per il 47% la riduzione dei costi è emersa come la priorità per i prossimi tre anni a livello operativo, seguita dall’aumento della resilienza per il 45% delle aziende, a cui si aggiunge l’aumento della della flessibilità (37%). Intuitivamente le esigenze e le prospettive operative cambiano a seconda delle industrie di riferimento, ma fattori come l’abbattimento delle spese è in testa a tutti i settori, eccezion fatta per i coo tech, per i quali sarà fondamentale nel trienno in arrivo la resilenza (53%), il servizio ai clienti (50%) e la personalizzazione (44%). Il 53% dei manager di società dei servizi avanzati per la manifattura (Ams) sostiene che sia la priorità massima ridurre i costi, percentuale che sale al 58% per i coo delle aziende di beni di consumo e si attesta al 50% per chi opera nell’healthcare, al 46% per il mondo energy e per il 41% per le aziende del retail. Altre tematiche, come detto, spiccano quali prioritarie. È il caso appunto della resilienza, sempre presente tra le top 3 priorità in tutti i settori, con picchi nel tech (53%) e nella manifattura e beni di consumo (50%) fino a pesare per il 32% nelle priorità di chi gestisce l’operatività dei gruppi del comparto retail.
Come sottolinea il report di Bain & Company, tra i principali cambiamenti operativi spicca la revisione delle catene di fornitura per ridurre la vulnerabilità agli shock geopolitici. Sta guadagnando slancio il fenomeno del cosiddetto «right-shoring», cioè il trasferimento strategico delle attività verso mercati emergenti come India e Sud-est asiatico, ma anche in Europa e Nord America. Nel 2022, il 63% delle aziende aveva avviato questo processo e oggi si è arrivati all’81%, ma solo il 2% ha completato il processo. Secondo il sondaggio, il 69% degli intervistati prevede una significativa riduzione della dipendenza dalla Cina nei prossimi tre anni. Le destinazioni preferite? Il subcontinente indiano per le operazioni globali e l’Europa occidentale per le aziende europee, spinte anche dal nearshoring.
In un mondo dominato dall’attenzione alla sostenibilità, ha assunto una crescente rilevanza il tema della circolarità. Le aziende stanno progettando prodotti più facilmente riciclabili così da combinare riduzione delle emissioni con risparmio sui costi. «Integrare modelli operativi circolari non significa solo ridurre l’impatto ambientale, ma anche innovare e creare vantaggi competitivi concreti», ha sottolineato Mattia Bernardi, partner e co-responsabile Emea Manufacturing di Bain & Company. La sfida, però, rimane complessa, per via degli elevati costi delle tecnologie a basse emissioni e per il coinvolgimento dell’intera rete di fornitori. Solo poche aziende hanno mappato in modo completo le proprie emissioni lungo la supply chain, ma chi riesce avrà una posizione di leadership su questo fronte, sottolineano da Bain & Company.
Il cambiamento, non potrà poi che passare da digitalizzazione e tecnologia: sempre più aziende adottano strumenti avanzati per monitorare le performance dei fornitori, automatizzare processi critici come la pianificazione delle vendite, proteggere i dati sensibili. In parallelo, la collaborazione tra funzioni aziendali e le partnership strategiche stanno diventando essenziali per migliorare le prestazioni operative e affrontare le sfide globali. (riproduzione riservata)