Partenza a due velocità per Wall Street, all'indomani del rimbalzo che ha seguito il cosiddetto "lunedì nero" delle borse americane. L'indice Dow Jones avanza in avvio dello 0,27% a 24.980 punti, mentre l'S&P500 guadagna lo 0,36% a 2.703 punti. Sotto la parità il Nasdaq, che cede lo 0,13% a 7.106 punti.
Il recente "flash crash" non preoccupa il presidente della Federal Reserve di Dallas, Robert Kaplan, secondo il quale "alcune correzioni di mercato sono salutari, e non hanno implicazioni sulle condizioni finanziarie". Secondo il banchiere centrale, infatti, “un po' di volatilità sui mercati può essere una cosa positiva" e non è in grado di influenzare la salute dell'economia in generale. Il numero uno della Fed di Dallas ha aggiunto che l'aumento dei salari non implicherà automaticamente una crescita dell'inflazione. Proprio la pressione inflativa è uno dei principali timori della borsa americana, visto che potrebbe spingere l’Istituto centrale ad aumentare il numero di rialzi nel 2018.
E in merito alla dinamica dei prezzi al consumo, Nadège Dufossé, Cfa, Head of Asset Allocation di Candriam Investors Group, ha spiegato che "Il vero motivo alla base del crollo improvviso del mercato azionario americano di lunedì è stato un sell-off tecnico, non una paura legata all'inflazione, come dimostrato dal calo dei rendimenti obbligazionari durante il sell-off azionario". Per il prossimo biennio, Candriam prevede tre scenari: col 60% di probabilità, il mercato obbligazionario statunitense si renderà conto che non è in arrivo alcuna recessione e si adatterà rapidamente al percorso previsto dalla Fed di tre rialzi dei tassi per quest'anno e di altri tre nel 2019; con una probabilità del 15%, invece, si verificherà un boom degli investimenti e una ripresa della produttività, grazie agli effetti della riforma fiscale che indurrà le imprese a investire di più in modo stabile con un forte aumento della produttività. In questo contesto, l'inflazione rimarrà contenuta e la Fed si atterrà al suo piano, i mercati azionari continueranno a crescere, sostenuti dagli incrementi degli utili, e l'incremento dei tassi a lungo termine non provocheranno un rallentamento dell'economia; infine, con il 25% di probabilità, i mercati cominceranno a temere un'impennata dell'inflazione e i tassi di interesse di lungo termine aumenteranno in maniera significativa, causando un calo nel mercato azionario.
Sul fronte macroeconomico si segnala la crescita della richiesta settimanale di mutui negli Stati Uniti. Nella settimana al 2 febbraio, l'indice che misura il volume delle richieste si è attestato a 416,3 punti, in rialzo dello 0,7% rispetto ai 413,4 punti della settimana precedente.
Inoltre, le scorte settimanali di greggio Usa sono risultate pari a 420,254 milioni di barili, in aumento di 1,895 milioni di barili rispetto alla settimana precedente ma inferiore al consenso che prevedeva un aumento di 2,5 milioni. Le scorte settimanali di benzina sono invece risultate pari a 245,474 milioni di barili, 3,414 milioni in più rispetto alla scorsa settimana e decisamente superiori alle attese del consenso (+0,7 milioni).
Nel frattempo prosegue la stagione delle trimestrali. A mercati chiusi saranno pubblicati i risultati di 21st Century Fox e Tesla Motors, che in attesa dei conti aprono rispettivamente a +0,36% e +2,06%. Mentre Snap vola a +29,67% nonostante nel quarto trimestre abbia raddoppiato la propria perdita a 350 milioni di dollari rispetto ai 169 milioni dello stesso periodo dello scorso anno, ma comunque in maniera inferiore rispetto alle attese di Factset che prevedeva invece un rosso di 409 milioni. Meglio delle attese anche i ricavi, cresciuti del 72% rispetto a un anno fa a 285,7 milioni di dollari. Nel periodo, Snap ha anche aggiunto 8,9 milioni di utenti giornalieri, pari al 5% in più rispetto al terzo trimestre, che ha portato il numero complessivo a 187 milioni. Si è trattato della crescita più rilevante di utenti dal terzo trimestre 2016, quando la società non era ancora quotata in borsa.
Bene nel settore dei social media anche Twitter (+3,09%), grazie alla revisione al rialzo di target price da parte di Deutsche Bank, che ritiene che la società stia facendo progressi per quanto riguarda la crescita degli utenti e il rilancio della raccolta pubblicitaria.
Poco sotto la parità Walt Disney (-0,08%), che grazie agli effetti della riforma fiscale ha registrato, nei tre mesi al 30 dicembre 2017 che per la società corrispondono al primo trimestre fiscale, un utile netto di 4,4 miliardi di dollari, con un rialzo del 78% rispetto allo stesso periodo del 2016.
Infine, Gilead avanza dell'1,79% nonostante il dimezzamento delle vendite dei farmaci chiave contro l'epatite C. Sul titolo non pesa il giudizio di Morgan Stanley, che ha rivisto al ribasso il prezzo obiettivo da 87 a 84 dollari.