Il Tribunale del Riesame di Milano segue la linea adottata per Andrea Bezziccheri e Alessandro Scandurra e cancella altre misure cautelari che erano state disposte nell’inchiesta sull’urbanistica. I giudici, dopo le udienze svolte nella mattinata del 14 agosto, hanno deciso già nel tardo pomeriggio di annullare gli arresti anche per l’ex assessore Giancarlo Tancredi, l’ex presidente della commissione Paesaggio Giuseppe Marinoni e l’architetto ed ex manager di J+S Federico Pella.
Per i tre il Riesame ha disposto misure interdittive per un anno dai pubblici uffici, riqualificando il reato: non corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio ma corruzione per esercizio della funzione. Tancredi è stato sospeso per un anno dall'esercizio di un pubblico ufficio e il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione. A Marinoni e Pella è stato imposto il divieto temporaneo di contrattare con la pa e l'interdittiva dallo svolgere la professione di architetto, attività imprenditoriale o ricoprire uffici direttivi di società e imprese.
Tancredi, Marinoni e Pella erano stati sottoposti agli arresti domiciliari lo scorso 31 luglio su decisione del gip Mattia Fiorentini in seguito alla richiesta avanzata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Marina Petruzzella, Paolo Filippini, Mauro Clerici.
Intanto si allunga la lista dei nomi indagati. Tra gli altri c'è anche il direttore generale del Comune di Milano, Christian Malangone, che sarebbe indagato per l'ipotesi di induzione indebita a dare o promettere utilità come il sindaco Giuseppe Sala e Tancredi.
La notizia, anticipata questa mattina del Corriere della Sera, è confermata da fonti giudiziarie. Lo storico collaboratore di Sala e suo braccio destro dai tempi di Expo compare nelle ultime chat depositate al Riesame dai pm. In particolare sono stati riportati alcuni sui messaggi contenuti nella chat di gruppo «Pirellino» insieme a Tancredi e al ceo di Coima, Manfredi Catella.
La Camera Penale di Milano intanto protesta sulla fuga di notizie sull’indagine. In una nota sottolinea che questa debba «essere fermata» e auspica «n intervento autorevole volto a porre fine all'inarrestabile divulgazione di informazioni riservate».
penalisti ricordano che due indagati «hanno appreso dai giornali di essere destinatari di una richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere e degli arresti domiciliari. Da lì è iniziato il loro calvario», con la «quotidiana pubblicazione di atti d'indagine accuratamente selezionati dalla discrezionalità degli autori degli articoli di cronaca giudiziaria. Poi c'è stato il momento dell'attesa della decisione del giudice e, all'esito di questa, l'ingresso in carcere alla fine del mese di luglio». La decisione del Riesame per i primi due che hanno presentato ricorso contro la misura cautelare «è stata pubblicata prima ancora della notifica ai difensori». (riproduzione riservata)
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