Il tasso del Btp decennale ha toccato il 5% in mattinata per la prima volta dal 2012, anche se a fine seduta si è riportato al 4,86%, in un’altra giornata positiva per il collocamento del Btp Valore. Il titolo per i piccoli risparmiatori emesso dal Mef nella terza giornata di collocamento ha raccolto ordini per 3,58 miliardi che, sommati ai 9,31 miliardi di lunedì e martedì, hanno portato il totale a 12,9 miliardi. La seconda emissione di Btp Valore si concluderà domani salvo chiusura anticipata.
I tassi dei titoli di Stato globali, dopo le tensioni dei giorni scorsi, sono scesi a fine giornata. Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni ha chiuso la seduta al 2,92%, con un calo giornaliero di 5 punti base, anche se in mattinata aveva superato il 3% per la prima volta in 12 anni. Lo spread Btp-Bund è calato di 3 punti base a quota 193. Anche il tasso dei Treasury Usa decennali è diminuito di 6 punti base al 4,74%. Alcuni dati ieri hanno mostrato che le assunzioni Usa nel settore privato si sono raffreddate più del previsto a settembre. I segnali di debolezza economica hanno spinto gli investitori a ritenere meno probabili ulteriori rialzi dei tassi della Fed. Anche i crescenti segnali di recessione in Europa potrebbero frenare il recente aumento dei rendimenti.
Nei giorni scorsi l’attesa di tassi più alti più a lungo negli Usa ha contagiato anche l’Europa e l’Italia. «L’impennata dei rendimenti dei bond globali ha turbato la relativa calma prevalente nei Btp quest’anno», ha osservato Barclays. «Ha contribuito l’incertezza sui piani fiscali dell’Italia per il 2024, in particolare lo scenario di una politica che propende per un allentamento dei conti (piuttosto che per un consolidamento) in un contesto di rallentamento dell’economia». Nel complesso «la matematica fiscale italiana è diventata più impegnativa». Per Barclays lo scenario base indicato dal Mef nella Nadef è «molto ottimista», perciò ci sono «chiari rischi di revisioni al rialzo di deficit e debito in rapporto al pil».
Il rialzo dei tassi pesa in modo graduale sul debito che viene rifinanziato per circa il 10% ogni anno. Ma Barclays ha sottolineato che nel 2024 l’onere medio del debito italiano tornerà superiore alla crescita nominale, dopo tre anni virtuosi. Perciò secondo Barclays il livello dei tassi raggiunto è «già ora un problema». Secondo le stime del Mef il debito tornerebbe al 143% del pil in caso di aumento dello spread di 100 punti base (si veda MF-Milano Finanza del 3 ottobre).
Per gli analisti della banca britannica comunque finora il Btp si è mosso per fattori globali più che specifici, comportandosi come un titolo più volatile della media. Tuttavia un rischio idiosincratico per l’Italia riguarda le decisioni in arrivo delle agenzie di rating S&P (20 ottobre), Fitch (10 novembre) e Moody’s (17 novembre).
Ieri intanto la presidente Bce Christine Lagarde ha ribadito che i tassi a questi livelli, se mantenuti per un periodo «sufficientemente lungo», daranno un contributo «rilevante» al ritorno dell’inflazione al 2%. Il vicepresidente Luis De Guindos ha sottolineato che la maggior parte della stretta Bce si percepirà «solo da quest’anno in poi». Il governatore portoghese Mario Centeno ha osservato che i tassi reali aumenteranno per la discesa dell’inflazione perciò servirà «cautela nelle prossime decisioni». (riproduzione riservata)