«Mentre noi eravamo impegnati a celebrare la fine della storia, la storia stava preparando il suo ritorno». Lo ha detto Mario Draghi parlando alla platea del Mit di Boston pochi giorni fa. Per l’ex premier ed ex governatore della Bce la guerra in Ucraina e il ritorno dell’inflazione sono il segnale di un «cambiamento di paradigma» che «può portare a tassi di crescita potenziale più bassi» e che «richiederebbe politiche che possono causare deficit di bilancio e tassi di interesse più elevati».
Le conseguenze geopolitiche di un conflitto prolungato al confine orientale dell'Europa «sono significative - ha aggiunto Draghi – dobbiamo prepararci a un periodo prolungato in cui l'economia globale si comporterà in modo diverso dal recente passato».
La guerra in Ucraina ha contribuito all'aumento delle pressioni inflazionistiche a breve termine, ma è anche probabile che inneschi «cambiamenti duraturi che annunciano un'inflazione più elevata in futuro», ha detto Draghi, citando poi la possibilità di «un'inflazione persistente».
Da gennaio 2022, poco prima dello scoppio della guerra in Ucraina, all’8 giugno 2023 il Ftse Mib ha registrato una performance leggermente negativa, gli analisti da tempo ritengono che i mercati abbiano superato il conflitto, benché ancora aperto. Ma Draghi ha messo in evidenza, per contro, che l’Ucraina rappresenta uno spartiacque fra due epoche, apre ad un’era di bassa crescita, inflazione resistente, governi sempre più indebitati. Una combinazione di fattori che tende a comprimere la performance di un investimento. In che modo i gestori possono difendere i portafogli?
Anche se la crescita economica è vista in rallentamento, «questo non significa che manchi il potenziale di crescita nei mercati. L'innovazione, come evidenziato dalla recente attenzione su ChatGpt e dalle prospettive mostrate da Apple, insieme all’aumento della domanda nel settore dei semiconduttori, rappresenta un'opportunità», interviene Gabriel Debach, market analyst di eToro. Secondo l’analista, è importante «bilanciare il rischio nel mercato azionario, puntando sul comparto Growth (il settore tech, ndr), ma allo stesso tempo mantenendo un controbilancio attraverso investimenti difensivi, con particolare attenzione al settore sanitario e delle utilities». Debach mette poi le mani avanti e avverte: è importante «prestare attenzione ai rischi geopolitici che si stanno manifestando sempre di più in un mondo diviso tra l'Occidente e l'Oriente. Questi fattori rappresentano la vera mina vagante che risulta difficilmente scontata dai mercati».
Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, inserisce, in orizzonte di 3-5 anni, una quota azionaria del 30% articolata su tre assi. «Guardando a temi di più ampio respiro, l’attenzione va posta alle azioni Usa legate alla prossima rivoluzione tecnologica relativa all’intelligenza artificiale (10%), una seconda parte può essere investita in azioni internazionali (15%), in cui sia inclusa una parte ridotta di piccole capitalizzazioni, mentre il restante 5% è dedicato ad azioni dei Paesi emergenti diversificate», spiega il gestore.
La componente obbligazionaria, pari al 70% del portafoglio, ha invece due scopi. «Da un lato è utile a generare rendimento corrente tramite strategie di credito societario sia di alta qualità (15%) che ad alto rendimento a breve termine (5%), un altro 10% va dedicato ai bond emergenti diversificati tra emissioni in dollari ed in valuta locale. Il secondo scopo dell’investimento obbligazionario è invece quello di difendere la componente azionaria e quindi rischiosa».
Per questo, la parte rimanente del portafoglio va investita, secondo Pictet AM, «in obbligazioni governative dell’area euro con durata finanziaria anche elevata (7/10 anni). In questo modo, si ottiene un portafoglio con un buon rendimento atteso, non lontano dal 5%».
Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e membro Assiom Forex, ritiene che «non ci troviamo di fronte ad una guerra infinita, un accordo verrà trovato, anche se la situazione resterà complessa finché Putin è al potere e in questo senso la guerra in Ucraina costituisce in effetti uno spartiacque fra due epoche. Nel frattempo speriamo che si fermi la corsa dei tassi. L’inflazione in occidente ha fatto il suo picco ma non torneremo a breve ai livelli pre-pandemia».
«C’è pochissima visibilità a breve termine e il boom dei 5/6 titoli principali del tech Usa, secondo noi, lo testimonia: nel dubbio si comprano i leader assoluti e probabili vincenti nel lungo termine», interviene Fabio Caldato, partner di Olympia Wealth Management. Su queste basi, tuttavia, si stanno creando interessanti opportunità, secondo il gestore, «su aziende a media capitalizzazione, in particolare in Europa: cominciare ad accumulare le migliori, con piccoli ma ripetuti acquisti dovrebbe portare ad una buona performance».
Anche Caldato riconosce che il mercato obbligazionario offre opportunità di investimento con «ricche cedole anche di emittenti molto solidi. Crediamo che una parte consistente del portafoglio vada indirizzata al credito. All’interno di questa asset class, le obbligazioni dei Paesi emergenti, anche in valuta locale, sembrano avere trovato un fondo e, con massima diversificazione attraverso Etf specifici, risultano altrettanto interessanti. In ambito azionario, preferiamo i settori difensivi come i farmaceutici e le infrastrutture», ragiona Caldato.
Parte impostando la parte obbligazionaria del portafoglio Davide Renzulli, Head of Advisory di Columbia Threadneedle Investments e inserisce «credito corporate investment grade (IG) e high yield. Preferiamo bond IG perché il premio al rischio è molto interessante soprattutto se confrontato con altre due categorie, High Yield ed Emerging Markets. L’attuale livello degli spread è in linea con la media storica e il rendimento assoluto è storicamente superiore a quanto abbiamo avuto negli ultimi 10 anni».
Sull’azionario, Renzulli punta sulla gestione attiva, puntando su società con «elevati vantaggi competitivi e forte pricing power (la capacità di trasferire l’aumento dei costi ai clienti finali, ndr) soprattutto negli Usa e in Asia».
Al contrario di molti gestori che puntano sui bond, Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, continua a preferire l’equity perché ritiene che il «ciclo di rialzi da parte delle banche centrali non sia ancora terminato (come hanno dimostrato recentemente la Reserve Bank of Australia e la Bank of Canada). Ci aspettiamo due-tre ulteriori rialzi da parte della Bce e anche della Fed (almeno uno in estate)». Diodovich è colpito «dall’andamento strabiliante del settore tech Usa (Nvidia, Apple, Amd, Palantir Tech) guidato dalla frenesia per l’intelligenza artificiale».
E su Piazza Affari parla di aspettative «abbastanza positive per le banche grazie a tassi più elevati. Il settore industriale in generale sarà quello che più risentirà tuttavia delle nuove condizioni macroeconomiche. Consigliamo quindi una diminuzione verso i titoli più legati al manifatturiero», conclude Diodovich. (riproduzione riservata)