Il Giappone festeggia le elezioni del weekend, in cui il partito al governo ha perso la maggioranza, mentre la Cina interviene con la PBoC e i mercati asiatici, lunedì 28 ottobre, si muovono positivi. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei balza dell’1,8%, l’Hang Seng sale dello 0,3% e Shanghai dello 0,4%. L’oro viaggia laterale a 2.753,9 euro, mentre il petrolio Wti americano cede il 4,5% a 68,53 dollari il barile.
Sotto stress lo yen (-0,66% a 153,32) sulla scommessa che la BoJ col governo indebolito non alzerà i tassi, mentre il T Bond Usa decennale vede il rendimento salire da 4,25% al 4,288% e i futures sul Nasdaq si muovono tonici (+0,6%).
I futures sul greggio WTI e sul Brent scendono di oltre il 4%,5 lunedì dopo che gli attacchi di Israele all'Iran nel fine settimana hanno evitato gli impianti di greggio e i siti nucleari, attenuando i timori di interruzioni dell'approvvigionamento.
I prezzi del petrolio hanno subito forti oscillazioni questo mese in attesa della risposta di Israele al lancio missilistico iraniano del 1° ottobre, ma la risposta di Israele è stata più moderata di quanto temessero i mercati, aumentando le speranze di una de-escalation nel conflitto in Medio Oriente.
I profitti delle aziende industriali cinesi sono diminuiti del 3,5% anno su anno a 5,228 miliardi di yuan nei primi nove mesi del 2024, invertendo la tendenza rispetto a una crescita dello 0,4% nel periodo precedente. Il dato riflette un'incerta ripresa economica dovuta alla persistente debolezza della domanda, ai rischi di deflazione e alla crisi immobiliare. I profitti sono diminuiti sia per le società statali (-6,5% contro -1,3% tra gennaio e agosto) sia nel settore privato (-9,6% contro 2,6%).
Lo Shanghai Composite sale dello 0,4% lunedì, mentre la Shenzhen Component dello 0,3%, estendendo i guadagni della scorsa settimana dopo che la People's Bank of China ha dichiarato che condurrà operazioni di reverse repo (pronti contro termine, ndr) mensili per aumentare «la liquidità nel sistema bancario e arricchire ulteriormente la cassetta degli attrezzi della politica monetaria della banca centrale». L’operazione prevede l'acquisto di titoli come obbligazioni governative, titoli di stato locali e debito societario e durerà meno di un anno.
Lo yen è sceso oltre quota 153,5 per dollaro lunedì, toccando i minimi degli ultimi tre mesi dopo che la coalizione al potere ha perso la maggioranza in Parlamento alle elezioni del fine settimana, facendo scendere le probabilità di altri aumenti dei tassi della Banca del Giappone.
Il Partito Liberal Democratico e l’alleato Komeito hanno perso la maggioranza dei seggi alla Camera per la prima volta dal 2009, aumentando le incertezze politiche ed economiche e complicando ulteriormente i piani di normalizzazione della banca centrale.
Nel frattempo, la BoJ si riunisce sui tassi giovedì, le attese sono di una politica invariata. La debolezza dello yen ha spinto le autorità giapponesi a un nuovo intervento (solo verbale) la scorsa settimana, dopo che un ulteriore calo al livello di 160 ha aumentato la possibilità di un altro rinforzo della BoJ a tutela della valuta. E’ anche vero che lo yen sta subendo la pressione di un dollaro forte per le attese di tagli dei tassi più cauti da parte della Federal Reserve e le scommesse sulla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa di novembre. (riproduzione riservata)