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Il neo governatore Fed non scalda Wall Street
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Il neo governatore Fed non scalda Wall Street

di Marco Sasso
27 febbraio 2018, 16:15

Indici poco mossi dopo la pubblicazione del testo di Powell che ha confermato l'orientamento verso un rialzo graduale dei tassi d'interesse. Dollaro in leggera ripresa sull'euro con il cross sotto 1,23. Indice di fiducia dei consumatori sopra le attese a gennaio e ai massimi dal 2000, mentre deludono gli ordini di beni durevoli. Comcast in rosso dopo l'annuncio dell'opa su Sky

Apertura poco mossa per Wall Street dopo la pubblicazione del testo del discorso che il neo governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, terrà presso il Congresso. L'indice Dow Jones avanza dello 0,26% a 25.776 punti, l'S&P500 guadagna lo 0,2% a 2.784 punti mentre il Nasdaq segna un +0,1% a 7.429 punti.

Il testo del discorso del numero uno della Fed ha confermato la volontà di un rialzo graduale dei tassi d’interesse nel 2018, una strategia che punta a raggiungere due obiettivi specifici: in primo luogo, evitare il surriscaldamento dell’economia, e in secondo luogo orientare l’inflazione verso il raggiungimento del target del 2%. Powell ha descritto inoltre con ottimismo l'andamento dell'economia Usa, facendo riferimento a una "crescita forte", e di una politica di bilancio "diventata più stimolante". Secondo Powell nel 2018 l'inflazione Usa è destinata "a salire" e i salari "ad accelerare ancora".

Dopo la pubblicazione del discorso di Powell, il dollaro recupera nei confronti dell'euro, con il cross sotto la soglia di 1,23 a 1,2267. Ma per gli analisti di Unicredit "il quadro macroeconomico rimane ribassista per la valuta statunitense", visto che "crescita economica globale e commercio forti sono solitamente associati a un sostenuto rallentamento del dollaro".

Nel frattempo, sul fronte macroeconomico sono giunte notizie contrastanti. Da un lato, gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti, secondo la lettura preliminare di gennaio, sono calati del 3,7% a livello mensile, deludendo nettamente le attese del consenso degli economisti, che si aspettavano, invece, un ribasso più contenuto del 2% (nel dettaglio, quelli ex trasporti sono invece scesi a sorpresa dello 0,3% su base mensile, mentre l'attesa era per un rialzo dello 0,2%).

Dall'altro lato, l'indice sulla fiducia dei consumatori negli Usa si è attestato a febbraio a 130,8 punti, in aumento rispetto ai 124,3 di gennaio, battendo il consenso (126 punti) e salendo a un livello che non si raggiungeva dal novembre 2000. Quanto all'indice relativo alle aspettative, è salito a 109 punti dai 104 dello scorso mese, mentre quello sulla situazione attuale è cresciuto a 162,4 da 154,7.

Inoltre, l'indice S&P/Case-Shiller dei prezzi delle case nelle 20 maggiori città degli Usa è salito dello 0,2% a livello mensile a dicembre e ha mostrato un progresso del 6,3% a livello tendenziale, leggermente al di sopra del +6,2% atteso dal consenso.

Quanto ai titoli da monitorare oggi, Comcast cede il 5,26% in apertura, dopo aver offerto 22,1 miliardi di sterline (30,87 miliardi di dollari) per l’acquisizione di un pacchetto di oltre il 50% delle azioni Sky, superando la proposta di 21st Century Fox. Nel dettaglio, Comcast ha messo sul piatto 12,5 sterline per ogni azione della società, con un premio del 16% rispetto all'attuale offerta del gruppo guidato da Murdoch, che si attesta a 10,75 sterline.

Buon avvio per Microchip Technology (+3,04%), società americana produttrice di semiconduttori, che sarebbe in trattative avanzate per acquisire la rivale Microsemi, secondo quanto riferito da fonti vicine alle parti. Il deal valuterebbe Microsemi 60 dollari ad azione, un valore non distante dall'attuale titolo in borsa della società target. L'accordo potrebbe essere siglato in settimana e avrebbe un valore significativo, dal momento che Microsemi ha una capitalizzazione di oltre 7,5 miliardi di dollari.

Poco mossa Liberty Media (+0,21%), intenzionata a investire 1,16 miliardi di dollari cash in iHeartMedia (che cede il 7,63%), il più grande broadcaster radio degli Usa, in cambio di una quota del 40% della compagnia ristrutturata in seguito a un'eventuale procedura di bancarotta.

Infine, Akorn crolla del 29,54% dopo che il gruppo tedesco Fresenius ha messo in discussione il suo progetto di acquisizione a causa di dubbi sull'integrità dei dati pubblicati dal produttore di farmaci generici.



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