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I migliori vini rossi italiani secondo i critici internazionali: la classifica di Gentleman 2026

La classifica Gentleman che incrocia i giudizi delle principali guide italiane e dei critici internazionali incorona il Barbaresco Sorì Tildin 2022 di Gaja come miglior vino rosso italiano. Sul podio anche Giacosa, Antinori e Sassicaia, in un confronto che racconta l’eccellenza del vino italiano nel mondo

di Emanuele Elli
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Al primo posto, il Barbaresco Sorì Tildin 2022 di Gaja; al secondo posto, il Barbaresco Riserva Asili 2020 di Bruno Giacosa a parimerito con il Solaia 2022 di Marchese Antinori; al terzo, il Sassicaia 2022 di Tenuta San Guido e, al quarto, I Sodi di San Niccolò 2021 di Castellare in Chianti
Al primo posto, il Barbaresco Sorì Tildin 2022 di Gaja; al secondo posto, il Barbaresco Riserva Asili 2020 di Bruno Giacosa a parimerito con il Solaia 2022 di Marchese Antinori; al terzo, il Sassicaia 2022 di Tenuta San Guido e, al quarto, I Sodi di San Niccolò 2021 di Castellare in Chianti

Qual è oggi il miglior vino rosso italiano secondo lo sguardo dei critici internazionali? A questa domanda risponde la classifica di Gentleman, sintetizzata nella tabella sotto, che, restando nel mood olimpico di questi giorni, incorona con la medaglia d’oro il Barbaresco Sorì Tildin 2022 di Angelo Gaja. Sul podio, subito dietro, un altro Barbaresco, il Riserva Asili 2020 di Bruno Giacosa, affiancato a pari merito dal Solaia 2022 di Antinori. A chiudere il terzetto di testa, il Sassicaia 2022 di Tenuta San Guido.

Questo podio rispecchia, nel suo complesso, quello emerso dalla classifica realizzata con i giudizi delle principali guide italiane  A quel ranking qui si sommano i voti di Wine Spectator, James Suckling e Antonio Galloni-Vinous per determinare il punteggio finale e non è capitato spesso in questi anni che le due graduatorie confermassero gli stessi quattro vini sul podio, seppur invertendo tra loro le posizioni del secondo e terzo classificato.

Nonostante i vincitori in questione siano eccellenze assolute, tra le etichette italiane più apprezzate e determinanti, in diversi momenti della storia, per il successo del vino italiano nel mondo, il risultato non è scontato. Innanzitutto, perché l’annata 2022, particolarmente calda e siccitosa in Italia, è stata un’autentica sfida per gli enologi e confermarsi su questi livelli di eccellenza è un traguardo che occorre conquistare ogni anno. Una sfida stravinta dalla seconda generazione dei Gaja, Rossana, Giovanni e Gaia, che piazzano tutti e tre i Cru di Barbaresco nella top 20, dal Sorì Tildin, appunto, che nasce dalle uve nebbiolo esposte a sud sulla sommità del vigneto e omaggia nel nome la nonna di Angelo Gaja, Clotilde Rey detta appunto Tildin, ai gemelli Costa Russi e San Lorenzo. Il Barbaresco conferma la vittoria nel derby tutto piemontese con il Barolo con un'altra presenza eccellente, quella della Riserva Asili (2020 però, essendo una riserva) di Bruno Giacosa, azienda oggi condotta dalla figlia del fondatore, Bruna.

Primati che si rinnovano con le annate 2022 sono anche quelli di Solaia e Sassicaia, i due campioni toscani che guidano dall’alto una nutrita pattuglia di SuperTuscan. Tra le etichette più apprezzate dai palati internazionali si allineano, nell’ordine, I Sodi di San Niccolò, sangiovese con un saldo di malvasia nera prodotto nel cuore del Chianti da Castellare in Castellina; Masseto, merlot di Bolgheri che è divenuto il rosso italiano più quotato sui mercati internazionali; un blend a prevalenza cabernet sauvignon espressione della Maremma livornese come Ornellaia e uno a prevalenza merlot e cresciuto in Valdarno come Oreno di Tenuta Sette Ponti. L’elenco prosegue tra grandi firme Igt e storici Brunello di Montalcino, a conferma, se ve ne fosse bisogno, dell’eccezionalità di un territorio che in pochi chilometri riesce a esprimere eccellenze così diverse tra loro eppure capaci di raccogliere consensi su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Rispetto alla classifica italiana, questa top 20 internazionale premia solo espressioni delle produzioni toscana, piemontese e trentina, quest’ultima rappresentata dal solo San Leonardo, gioiello di casa Guerrieri Gonzaga che esalta al meglio le uve di Cabernet Sauvignon, Carmenere e Merlot coltivate nella valle di Avio. Manca, insomma, la varietà che emerge nel giudizio dei critici italiani. Molti vini presenti ai primi posti del ranking italiano infatti (dal Rubesco Riserva Monticchio di Lungarotti al Montiano della Famiglia Cotarella al Roggio del Filare di Velenosi) qui sono assenti proprio per la mancanza di un giudizio da parte di tutti e tre i recensori stranieri. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 12/02/2026 17:36
Ultimo aggiornamento: 20/02/2026 12:40
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